Triestebella

 

Sito dell'associazione per una Trieste più bella
scopo dell'associazione è di diffondere la cultura di una città e un territorio ordinati e civili con la valorizzazione  delle  bellezze e particolarità e l'eliminazione delle  brutture e incongruenze


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    RIUNIONE  aperta a tutti, anche non soci,  

alle 19 lunedì 11 luglio 

presso l'hotel Sonia a Domio 47

 

 

siamo su facebook, veniteci a trovare, chiedete l'amicizia

 

 

un nuovo inserimento nella colonna COSEBRUTTE qui sotto 23.5.2016

 

 

Stiamo mandando ai candidati sindaci di Trieste 

15 PROPOSTE PER UNA TRIESTE PIÙ BELLA 

Con loro ci troveremo per discuterle.

 1          Il porto vecchio deve ritornare alla città come luogo della cultura, della scienza, dei musei, della nautica da diporto. La scelta di spostare il punto franco è stata doverosa.

2          Proponiamo di sensibilizzare i cittadini con manifesti e opuscoli con lo slogan: TRIESTE È CASA TUA, TIENLA PULITA. Va valutata la possibilità di aumentare le isole ecologiche per il conferimento di rifiuti speciali e ingombranti e di creare un mercato del riuso. Si chiede di evitare sistemi rumorosi per la pulizia delle strade. Si propone di allestire pareti per consentire di dipingere murali.

3          Occorre un nuovo piano particolareggiato del centro storico meno burocratico e più architettonico ed esteso anche alle Rive prevedendo il recupero dell’esistente senza ulteriori edificazioni.

4          Occorre snellire il traffico con un nuovo piano che preveda la sostituzione ove possibile degli incroci semaforizzati con rotatorie e l’eliminazione dei semafori a servizio dei soli attraversamenti pedonali. Occorre realizzare piste ciclabili urbane e incrementare le aree pedonali. Occorre aumentare gli stalli per le biciclette e posti per veicoli a due ruote.

5          Si propone di dare la dovuta dignità urbanistica ai quartieri periferici anche dotandoli ove possibile di aree verdi di quartiere e vicinato.

6          Si chiede di istituire un assessorato all’energia per favorire il risparmio energetico.

7          Va meglio curato il verde urbano abbandonando la pratica deleteria delle capitozzature e conducendo la lotta alle piante infestanti. Vanno per quanto possibile incrementate le aree a verde di vicinato per consentirne la fruizione anche a persone con bassa mobilità: anziani, disabili e genitori con bambini. Si possono incaricare dei pensionati e altri volontari di sorvegliare le aree gioco e di curarne la piccola manutenzione.

8          Va risistemata piazza Libertà secondo il progetto Zagari vincitore del concorso delle Rive del 2002 e non secondo l’ultimo brutto progetto, rifiutato dai cittadini con molte migliaia di firme. Il ruolo della sala Tripcovich va ripensato ingrandendo il giardino e demolendo le superfetazioni. Va ristrutturato il piazzale De Gasperi realizzandovi un grande parco - giardino. Siamo favorevoli all’allungamento del canal grande. Va ristrutturato il piazzale di S. Giusto e restaurato il selciato di via della Cattedrale.

9          Va compiuta ogni possibile pressante azione per sollecitare e monitorare il recupero del parco di Miramare e degli edifici in rovina fra cui l’ex fabbrica Sadoch, l’ex mensa della Fabbrica Macchine e la villa Cosulich in strada del Friuli.

10        Si chiede che siano completati gli scavi nell’area di via Crosada per portare alla luce altri reperti di epoca romana in quello che probabilmente era il retroporto romano di Trieste, realizzando un percorso archeologico e che vengano completati gli scavi e il restauro dei ruderi a lato dell’entrata del park S. Giusto.

11        L’ex pescheria dovrebbe diventare un tergesteo a mare, una piazza coperta con libero accesso, mantenendo così la sua splendida unità di spazio interno, pur potendo rimanere sede di mostre, anche con ingresso a pagamento chiudendola parzialmente in tali occasioni con pareti mobili.

12        Si deve rimediare alla scelta discutibile di collocare i musei di storia naturale ed Enriquez in via Cumano migliorando la scorrevolezza e l’estetica della via, aumentando i parcheggi e allestendo un’adeguata segnaletica. Il museo del mare va ampliato o portato in una più ampia sede in porto vecchio e dotato di un allestimento più didascalico curato da un grafico.

13        Va valutata la possibilità di costruire tunnel tecnologici sotto le strade che si ristruttureranno (ad esempio sotto la galleria di Montebello) al fine di evitare in seguito frequenti scavi, reinterri e riasfaltature.

14        Si chiede la sostituzione dell’illuminazione pubblica con lampade a basso consumo.

15        Si propone di incrementare le statue pedone dedicate a Joyce, Saba, Svevo e ai bersaglieri, con altre di triestini illustri, che sarebbero anche un’attrattiva turistica per Trieste.

 

 

COMUNICATO STAMPA

 LA GESTIONE DEL PARCO DI MIRAMARE DEVE VOLTARE PAGINA

 Alcuni cittadini hanno cercato di migliorare lo stato comatoso del parco di Miramare portando delle begonie. Il soprintendente Caburlotto, invece di prendere la cosa con spirito sportivo e rallegrarsene, le ha fatte togliere dicendo che lo ha fatto per proteggere la fontana! Triestebella chiede che Caburlotto sia sostituito da un direttore del parco di accertata competenza e larghe vedute, come erano i capi giardinieri ai tempi dell’Austria.

il presidente arch. Roberto Barocchi.

 


ULTIMI INSERIMENTI: 

La sistemazione di alcune piazze 14.1.16 qui sotto 

La posizione di Triestebella sugli abbattimenti di alberi in città 13.11.15 qui sotto
Tolto il callo passa la paura
20.4.15 nella colonna cose brutte
 
Ex pescheria
qui sotto 24.6.14 pubblicato il 26.6.2014
La lotta alle piante infestanti
 
qui sotto 27.1.14 pubblicato l'1.2.2014
Sull'abbattimento di alberi
qui sotto 27.1.14 pubblicato l'1.2.2014
Commento a
: BEH, GIA' MEGLIO, MA NON BASTA nella colonna  cose belle, 15.1.2014

   

 

Il Piccolo ha pubblicato il comunicato stampa di Triestebella 14.1.16

La posizione di Triestebella sugli abbattimenti di alberi in città

Durante la conferenza tenuta dall'assessore Dapretto il 13 novembre 2015 abbiamo letto qiesto documento

L’associazione Triestebella concorda pienamente sulla necessità di sostituire gli alberi ornamentali quando risultino gravemente malati. Sarebbe opportuno però sostituirli immediatamente, qualora ve ne sia la disponibilità finanziaria, poiché lasciare dei pezzi di tronchi come fossero dei paracarri non giova al decoro della città.

Andrebbero sostituiti anche gli alberi non in immediato pericolo di schianto ma molto danneggiati, quali ad esempio quelli sbilanciati con le branche solo da una parte e con grandi cavità dovute a marciumi, poiché non assolvono alla loro funzione ornamentale.

La piantagione di nuovi alberi comporta anche il non doverli potare, con risparmio di denaro; infatti, come è scritto nel nuovo regolamento del verde urbano redatto dall’Amministrazione comunale con la collaborazione della nostra e di altre associazioni, un albero che cresce sano non ha bisogno di essere potato.

Si dovrà invece abbandonare la pratica della scalvatura e capitozzatura delle piante dei viali, che dà loro un aspetto scheletrico nella veste invernale e ritarda e riduce la formazione dell’apparato fogliare con danno anche fisiologico.

Occorre inoltre che le alberature stradali siano piantate con sufficienti distanze fra gli alberi per evitare che le chiome si incrocino e che non abbiano sufficiente spazio per crescere secondo natura. Va valutata anche l’eventualità di diradare le alberature ove fossero eccessivamente dense, ad esempio nella parte alta di via Rossetti a lato dell’ex fiera.

Occorre che l’Amministrazione comunale conduca nelle aree di sua proprietà la lotta alle piante infestanti, non solo all’ailanto, ma anche alla robinia, pianta che ha invaso le aiuole del piazzale De Gasperi, da vari anni in abbandono.

Infine si chiede che l’Amministrazione comunale faccia opera di divulgazione e sensibilizzazione sulla cura del verde privato. In tal senso Triestebella assieme alle associazioni Italia Nostra, Legambiente e Trafioriepiante ha prodotto e distribuito nelle scuole il manifesto “I nostri amici alberi”.

 

 

Proposte per la Val Rosandra

A seguito del convegno tenutosi a S. Dorligo per i 30 anni della riserva naturale della val Rosandra, Triestebella ha inviato al Comune una serie di proposte : I cinque parchi della val Rosandra

 


CONTRIBUTI
concorsi di idee a Trieste; le piazze rinnovate di Trieste;  cementificazione in via Picard;  a Trieste l'architettura moderna no se pol; cemento in costiera; Comunicato delle Associazioni ambientaliste di Trieste sulla tutela del paesaggio della città


STAMPATO IL MANIFESTO SUGLI ALBERI ORNAMENTALI

Assieme alle associazioni Legambiente, Italia Nostra e Tra fiori e piante abbiamo pubblicato un manifasto con alcune semplici regola de seguire nella piantagione e nella potatura (solo quando serve) degli alberi dei giardini. Il manifesto é anche in forma di pieghevole. 

 

EX PESCHERIA lettera mandata al Piccolo il 24.6.14

Si legge ogni tanto dell’intenzione di portare l’Immaginario scientifico nell’ex pescheria.

Noi riteniamo che una caratteristica essenziale di questo bell’edificio sia l’unità di spazio interno, apprezzabile se lo si usa per mostre temporanee, ma che potrebbe essere compromessa trasformandolo in un museo. Essendo difficile pensare alla soluzione, che sarebbe la migliore, di costituire in Porto Vecchio un plesso museale attorno alla centrale idrodinamica in cui inserire l’Imaginario scientifico oltre ad altri musei scientifici quali un museo di storia naturale, il museo del mare, il museo del porto, il museo Enriquez e un nuovo acquario, si può ipotizzare la collocazione dell’Immaginario scientifico sulle Rive davanti alla Sacchetta, eventualmente nell’edificio ora abbandonato a destra della stazione Transalpina. Si potrebbe avere così un complesso formato anche dal museo del mare che andrebbe ampliato, dal museo ferroviario e un domani, se ve ne fosse la possibilità, da un nuovo acquario.

Nell’ex pescheria vedremmo invece la realizzazione di un Tergesteo sul mare, che avesse la stessa funzione di passeggio coperto che aveva una volta il Tergesteo, con la possibilità di organizzarvi mostre sia con accesso gratuito, sia, recintando di volta in volta delle parti, con accesso a pagamento. Per favorire la frequentazione di questo nuovo Tergesteo si potrebbe inserirvi un bar ed eventualmente ristorante e un’edicola – libreria, cosa più facile se si potesse spostare l’acquario davanti alla Sacchetta al posto del mercato all’ingrosso.

Associazione Triestebella  www.triestebella.it

La lotta alle piante infestanti lettera mandata al Piccolo il 18.3.2014 pubblicata il 20.3.2014

Sul Piccolo è apparso un bell’articolo sulle piante infestanti dannose per la salute umana e per l’ambiente. L’associazione Triestebella riuscì, grazie all’impegno del consigliere regionale Alessandro Corazza, a far approvare nel 2010 delle norme per la lotta proprio all’ailanto, al senecio e all’ambrosia: gli articoli 78 bis, ter e quater della legge forestale regionale. L’anno prima riuscimmo a far mettere nel bilancio regionale una modesta posta di 20.000 euro per i primi interventi. Purtroppo sembra che tali norme siano restate praticamente lettera morta. La Regione finora risulta aver commissionato all’Università uno studio (ma come fare la lotta a tali piante lo si sa già), alcuni anni fa la Forestale fece un esperimento di eliminazione dell’ailanto in un pascolo a Basovizza.

Nel 2009 la nostra associazione, assieme a Italia Nostra, Legambiente, l’associazione Tra fiori e piante, comitato Piazza libertà, il prof. Poldini e il dott Vremec, mandò alla Provincia e ai Comuni della provincia un appello sul verde urbano in quattro punti uno dei quali è la lotta alle specie infestanti. L’unica ad avere risposto all’appello è l’attuale Amministrazione comunale di Trieste, che ha realizzato però gli altri tre punti: l’istituzione di orti urbani, la redazione di un nuovo regolamento del verde urbano che deve essere ancora approvato, la promessa di non usare più le barbare capitozzature sugli alberi stradali. Non risulta invece che si sia impegnata a fare la lotta alle specie infestanti sui terreni di sua proprietà.

Ma il colmo dei colmi è che nel giardino dell’Ispettorato delle foreste di Trieste, ufficio che ha il primario compito di applicare la legge forestale, è nata da alcuni anni una folta vegetazione di ailanto.

Per Triestebella il presidente Roberto Barocchi

Sull'abbattimento di alberi lettera mandata al Piccolo il 27.1.2014 pubblicata l'1.2.2014

Leggiamo di cittadini preoccupati dell’abbattimento degli alberi. Nel dicembre 2012 andammo con il dott. Tomè a vedere gli alberi malati in Viale ed eravamo d’accordo che quando sono molto malati é saggio abbatterli e sostituirli subito con altri sani, per non correre il pericolo di danni a persone o cose. Esprimemmo invece l’avviso che l’ipotesi di capitozzare gli alberi malati per abbassarne il baricentro non fosse una  soluzione, poiché avrebbe prodotto gravi deturpamenti e ulteriori indebolimenti (funzione degli alberi è innanzi tutto estetica). Meglio un nuovo alberello sano che un grosso albero malato e mutilato. Piuttosto auspicammo che questa nuova Amministrazione comunale, a differenza di quanto avvenuto in passato, adottasse ogni possibile provvedimento per evitare danni alle alberature stradali, proteggendole adeguatamente in caso di scavi e non ponendo condutture sotterranee vicino alle radici. Lavori malfatti possono debilitare gravemente le piante anche dopo anni. Tali criteri sono contenuti nel nuovo regolamento del verde urbano pubblico e privato che l’Amministrazione comunale, su sollecitazione e con collaborazione nostra e delle associazioni Italia Nostra e Legambiente ha redatto, ma non ancora approvato.

Suggerimmo anche che quando si dovessero abbattere degli alberi si usasse il metodo “aperto per lavori”. Nei grandi cantieri si tratta di consentire ai passanti di vedere il procedere dei lavori mediante finestre nelle recinzioni e cartelli; quando si abbatte un albero basterebbe porre un cartello in cui viene spiegato perché, aggiungendo che saranno subito sostituiti da altri in egual numero.

Sarebbe bello poi che i cittadini più sensibili si occupassero costantemente della sorte degli alberi, partecipando alla vita delle associazioni ambientaliste, protestando quando li vedessero maltrattare con potature fatte male e fuori stagione. Va detto che la nuova Amministrazione ha promesso di abbandonare la vecchia strada per una più consapevole dei danni biologici ed estetici delle male pratiche. Per ultimo, ma anche molto importante, richiamiamo l’attenzione sulle piante infestanti: l’ailanto, il Senecio inaequidens, l’Ambrosia artemisiifolia, che invadono il nostro territorio con danno per il paesaggio (l’ailanto) e per la salute umana, (le altre due specie). Chiediamo ai nostri concittadini di sollecitare le amministrazioni pubbliche a combattere la proliferazione di tali specie, come indicato dagli articoli 78 bis, ter e quater della legge forestale regionale, magari con la pubblicazione di tanto in tanto sul nostro Piccolo delle loro foto per poterle riconoscere.

Roberto Barocchi, presidente di Triestebella

Mariangela Barbiero, presidente dell’Associazione orticola FVG “Tra Fiori e Piante”.

Perché Porto Vecchio non può più funzionare come scalo pubblicato sul Piccolo del 5 aprile 2013

Nel 1995 partecipai alla prima riunione della Commissione per la revisione del piano regolatore del Porto, in qualità di direttore del Servizio della pianificazione territoriale regionale. In quella riunione dissi che il Porto Vecchio, non più adatto a sostenere le moderne attività commericali, doveva divenire una parte della città con nuove funzioni. Calò un gelo. Non fui più chiamato. Ma le cose cambiarono e nel 2002, divenuto presidente di Legambiente Trieste, organizzammo assieme a Italia Nostra e WWF un affollato convegno sul futuro del Porto Vecchio. Il nuovo presidente del Porto, avv. Maresca, ci aiutò fornendoci gratuitamente una sala della Stazione Marittima. In quell’occasione presentammo delle proposte che volli chiamare “Le 14 tesi sul Porto Vecchio e il futuro di Trieste”, per significare che le propugnavamo con forza, memore delle 95 tesi che Martin Lutero aveva nel ‘500 affisso coraggiosamente sulla porta di una chiesa. Con queste tesi noi proponevamo che il Porto Vecchio venisse recuperato per divenire un nuovo centro direzionale, chiamato Porto della cultura e della scienza. Ascoltata la lettura delle tesi, il sindaco Dipiazza disse “Le firmo!”, venne al tavolo e le firmò. Da allora, però, nonostante tanti piani e progetti, siamo al punto di partenza. Ma perchè il Porto Vecchio deve essere riconvertito? Oggi non siamo più ai tempi in cui i camalli portavano i sacchi e le balle con le carriole e le stivavano nei piani dei magazzini e le sessolotte rinsaccavano le granaglie. Un porto moderno é fatto di grandi piazzali dove si accatastano i container. Il Porto Vecchio poi é collegato con la ferrovia, ma non con l’autostrada e oggi, volenti o nolenti, gran parte delle merci viaggia su gomma. È poi assurdo che la città abbia due porti che la stringono come una morsa lasciandole verso il mare la stretta finestra delle Rive. Una volta i due porti erano collegati dal treno delle Rive che procedeva a passo d’uomo, oggi non può più essere così: occorre un unico plesso portuale ben integrato e ben collegato con la viabilità. Mantenere l’uso commerciale del Porto Vecchio sarebbe come pretendere che le merci viaggino ancora sui carri a cavalli. Invece questo luogo di grande valore storico può assumere funzioni culturali, didattiche, scientifiche, museali, ricreative, di nautica da diporto, come é avvenuto in altre città, quali Londra e Amburgo. Quanti anni o generazioni dovranno ancora passare prima che ciò accada anche a Trieste? 

Roberto Barocchi (presidente dell’associazione Triestebella)  


A PROPOSITO DI ROTATORIE

Abbiamo scritto all'assessore all'urbanistica di Trieste Elena Marchigiani:

Gentile Assessore,

Su La Repubblica del 27 dicembre è apparso un articolo sulle rotatorie. Si dice che nel Comune di Cesena, dopo aver realizzato le rotatorie, gli incidenti sono passati da 1.800 all’anno a 300 e che in genere si stima una riduzione del 50% di incidenti, dell’80% di morti e del 90% di feriti. Una forte riduzione di incidenti e vittime sostituendo gli incroci semaforizzati con rotatorie era nota in letteratura, ma questi dati fanno impressione. Proviamo a immaginare il risparmio di danni fisici alle persone e di morti e anche i milioni di euro risparmiati in cure e in riparazioni con la diminuzione di 1.500 incidenti all’anno in un comune non grande. Quanto risparmieremmo a Trieste?

E quanto risparmierebbero gli automobilisti in termini di tempo (che, si sa, é denaro) e consumo di carburante e in riduzione dell’inquinamento prodotto durante l’attesa a ogni incrocio per ogni rotatoria che venisse realizzata al posto di un incrocio semaforizzato?

All’inizio dell’anno ci trovammo con Lei e con il mobility manager ing Bernetti per parlare del piano urbano del traffico. Feci presente l’utilità delle rotatorie e la stranezza che il PUT non le prevedesse. Il mobility manager mi disse che in effetti la cartografia del piano contiene alcuni simboli R, ma che significano ristrutturazione e non rotatorie. Mi fu risposto che il Put non é adatto a prevedere tali tipi di incroci, cosa che da urbanista contesto. Se fosse così, perché allora il Put prevede pedonalizzazioni e piste ciclabili e ne riporta addirittura i rendering?

A Trieste alcune poche rotatorie sono state fatte, in modo casuale e non sempre negli incroci in cui ce ne sarebbe più bisogno. Funzionano tutte benissimo.

Ne vedremo altre a Trieste, o no se pol? 30.12.2012

Ci ha risposto:

Gentile architetto,
anche sulle rotatorie mi trova generalmente d'accordo. In riferimento al Piano del traffico, nelle tavole si trova puntuale indicazione delle intersezioni stradali da riqualificare. Non è indicata di per sé la soluzione (rotatoria o altro), trattandosi di valutazioni che dovranno essere fatte in fase attuativa, di concerto con i LLPP, anche in base al budget disponibile. La volontà di rendere la mobilità più sicura e fluida anima tutto il PGTU e quindi credo che la logica del no se pol sia ben lontana dalla nostra volontà.
La saluto cordialmente
e.m.

Vabbé, speriamo che anche se non previste dal piano del traffico, un po' alla volta si facciano, magari cominciando da quella di piazza Foraggi che sarebbe fra le più utili.

 

 


SUL VERDE URBANO CE L'ABBIAMO FATTA?
13.8.2012 

con un aggiornamento (vedi in fondo all'articolo)

Il 5 giugno la nostra associazione, assieme a Italia Nostra, Legambiente e all'Associazione orticola regionale "Tra Fiori e Piante", è stata ricevuta dall'Assessore ai lavori pubblici del Comune di Trieste per illustrargli il nostro appello sul verde urbano. Alla fine dell'incontro abbiamo suggerito che il Comune facesse un comunicato stampa.

Sul comunicato, apparso nel sito del Comune abbiamo scritto una lettera all'Assessore ai lavori pubblici, sottoscritta da Triestebella, Legambiente, associazione tra Fiori e piante e Italia Nostra facendo rilevare che, a parte le autosviolinate, non diceva nulla.  

Alla nostra lettera l'Assessore Dapretto ha risposto comunicando che: 

  • le nuove piante non vengono capitozzate e che sulle piante capitozzate il Comune cercherà di intervenire  secondo le linee da noi proposte;

  • sul regolamento urbano bei prossimi giorni verrà definito un gruppo di lavoro con particolare attenzione alle potature, alle specie infestanti e al coinvolgimento dei cittadini, coinvolgendo nella stesura le associazioni ambientaliste. 

Alla lettera dell'Assessore abbiamo risposto con la seguente del.

Gentile assessore,

 La ringraziamo per la lettera del 30 luglio di risposta alla nostra del 20 giugno u.s.

Con vivo piacere leggiamo che l’Amministrazione Comunale non capitozza più le nuove piante messe a dimora e che intende procedere per quelle capitozzate come da noi proposto.

            Siamo anche lieti di sapere che codesta Amministrazione metterà in cantiere un nuovo regolamento del verde urbano e restiamo a disposizione per collaborare.

            Per quanto riguarda le specie infestanti fra le quali l’Ailanto, che oltre al Carso ha invaso persino il centro storico, suggeriamo quanto segue:

  • ·        nelle aree curate dal Servizio a cui Lei presiede, eliminare tali specie senza attendere né la costituzione di un gruppo di lavoro, né l’intervento della Regione;

  • ·        l’Assessore all’ambiente potrebbe dare disposizioni all’ACEGAS per l’estirpazione di tali piante nelle strade e piazze;

  • ·        sarebbe poi bello se l’Amministrazione comunale facesse opera di divulgazione presso i cittadini, anche solo attraverso la stampa, affinché eliminino le piante infestanti dai loro terreni, stante l’inerzia dell’Amministrazione regionale.

Siamo certi che i tecnici del Servizio Spazi Aperti sono in grado di adottare le migliori tecniche di lotta alle piante infestanti e di fornire anche consulenza all’ACEGAS.

            Noi pensiamo che questo nuovo corso potrebbe essere celebrato in un convegno. Le chiediamo quindi se sarebbe disponibile a intervenire a un convegno che potremmo organizzare verso la fine dell’anno.

Con i nostri cordiali saluti.

 Il Presidente dell’Associazione Triestebella  Arch. Roberto Barocchi
La Presidente del Circolo Legambiente di Trieste Arch. Lucia Sirocco
La Presidente dell’Associazione orticola del FVG “Tra Fiori e Piante” Mariangela Barbiero
La Presidente di Italia Nostra Trieste Prof.ssa Giulia Giacomich  

aggiornamento

Il consigliere comunale dell'IDV Cesare Cetin ha presentato due mozioni: una sulla necessità di riscrivere il regolamento del verde urbano vietando le capitozzature, l'altra sulla lotta alle piante infestanti. L'11 settembre le mozioni sono state discusse in commissione consiliare e poi, con calma, andranno discusse in Consiglio. 

Speriamo bene.

 


MA QUALE DIFFERENZIATA?

In gennaio avrebbe dovuto partire la raccolta differenziata, ma non riusciamo a capire che cosa cambi rispetto alla raccolta differenziata per modo di dire che da anni viene fatta nei cassonetti divisi fra carta, plastica, vetro e lattine, tout venant. Di diverso abbiamo visto solo il colore di qualche cassonetto, ma non l’aumento delle categorie di rifiuti. Per spiegare come fare la raccolta si attendono istruzioni che l’ACEGAS invierà a domicilio. Ma perché, se la raccolta è iniziata in gennaio, non le hanno mandate in dicembre? Ci vuole tanto per elaborare, stampare e spedire un opuscolo?

Non può certo essere sufficiente la mezza pagina apparsa sul Piccolo, prima di tutto perché forse qualche triestino non legge il giornale, poi perché resta qualche dubbio. Ad esempio è vero che gli scontrini dei negozi non andrebbero nella carta perché la inquinano? (notizia apparsa in un quotidiano nazionale). E i blister dei farmaci vanno fra le lattine, fra la plastica o nell’indifferenziato? E i contenitori in plastica, latta o vetro devono essere lavatibene, sciacquati sommariamente o possono essere gettati sporchi? E magari, si potrebbe sapere dove andranno a finire i vari tipi di rifiuti, visto che corre voce che carta e plastica finiscono nell’inceneritore? (Ma siamo certi che l’Acegas smentirà tale diceria popolare spiegando dove carta, plastica e altro vanno a finire).

È un fatto comunque che un comune finora così poco virtuoso nello smaltimento dei rifiuti come Trieste non riuscirà entro l’anno a raggiungere il 65% del differenziato. Per cercare di riuscirci l’unica strada sarebbe la raccolta porta a porta con la separazione dell’umido e magari, come fanno in Alto Adige, con la raccolta separata degli oli di frittura. A Trieste c’è il problema dell’inceneritore che richiede una certa quantità di rifiuti per funzionare a regime, ed é probabile che, come capita in altri inceneritori, abbisogni anche di una parte di umido per abbassare la temperatura di combustione. Ma questo non è un modo virtuoso di trattare i rifiuti: l’umido deve andare al compostaggio o, ancor meglio, in un digestore assieme ai fanghi del depuratore fognario in modo da produrre non solo compost, ma anche gas utilizzabile per produrre calore ed energia elettrica. E l’inceneritore potrebbe al posto dell’umido cittadino raccogliere un po’ dei rifiuti che Napoli spedisce per nave in Olanda. La raccolta porta a porta non si fa sulla luna, ma ad esempio a S. Dorligo, a Muggia, a Monfalcone, in molti altri comuni della regione e persino nel rione di Scampia a Napoli. Per farla bene occorrerebbe un passo in più munendo i bidoncini familiari di transponder, che sono dei circuiti elettronici che consentono di conoscere chi butta i rifiuti: ciò porta tre bei vantaggi: la responsabilizzazione dei cittadini, una certa diminuzione dei rifiuti smaltiti (si parla del 10% circa) e la possibilità di far pagare la tassa sui rifiuti in base alle quantità smaltite, come si fa in Svizzera da decenni, e non più in modo virtuale in base alla superfici delle abitazioni. Già alcune città in Italia usano i transponder, fra cui Vicenza.

Insomma, ci sembra che ci sia ancora molto da fare sia da parte del Comune, sia da parte della collettività che dovrebbe modificare le proprie abitudini.

lettera di triestebella pubblicata sul Piccolo del 15 GENNAIO 2012

 

 

28 IDEE PER UNA TRIESTE PIÙ BELLA LEGGI QUI LE IDEE PER TRIESTE

 


Attività

Conferenze, convegni, passeggiate architettoniche organizzate dalla nostra associazione

 



IL MANIFESTO PER GLI ALBERI IN CITTÀ: BASTA ALLE POTATURE SELVAGGE!

In un convegno tenutosi il 27 novembre 2009 organizzato assieme all’associazione floristica regionale Trafioriepiante, è stato varato questo manifesto.

 


I BUONI SITI: siti che trattano della tutela dell'ambiente anche con riguardo a Trieste
 

www.konradnews.it  sito della rivista Konrad di Trieste che tratta tematiche ambientali
www.legambientetrieste.it sito del circolo di Trieste di Legambiente

www.sos-alberi-fvg.it nato per iniziativa del Comitato per la salvaguardia degli alberi di Piazza Libertà a Trieste, tratta della tutela degli alberi
www.trafioriepiante.it sito di un gruppo di giardinieri amatoriali del Friuli - Venezia Giulia
 


segnalate cose brutte e cose belle della nostra città scrivendo a scrivi@triestebella.it
 

 

LE COSE BRUTTE

UNA BRUTTA SUPERFETAZIONE

La giornalista Boria ci ha segnalato il coacervo di pedane tavolini e fioriere posti a lato dell’arco di Riccardo. Queste superfetazioni producono un forte rumore visivo che impedisce di fatto di leggere le caratteristiche di questo spazio urbano (prima foto). In piazzetta Barbacan, più in basso, alcuni tavolini e sedie producono un rumore visivo molto più modesto che non dà sostanzialmente fastidio (seconda foto). Ci chiediamo come sia stata permessa una tale ingombrante invasione, quando si sarebbe potuto concedere la posa di alcuni tavolini come nella piazzetta.

Cosa dicono il Comune e la Soprintendenza? La Commissione paesaggistica del Comune ha visto il progetto? Se c’è qualcuno batta un colpo.

 

MAGGIO 2016: MIRACOLO! IL PLATANO è STATO FINALMENTE ABBATTUTO

TOLTO IL CALLO PASSA LA PAURA

il 7 marzo abbiamo segnalato al Servizio del verde pubblico che in piazzale De Gasperi un platano si è appoggiato sull'edicola di giornali, tanto che sul tronco si è formato un callo. Suggerivo di rimuovere l'albero per evitare che il platano distrugga prima o poi l'edicola. Ora un socio di Triestebella manda delle foto da cui risulta che il Comune ha provveduto: ELIMINANDO IL CALLO CHE SI ERA FORMATO AL CONTATTO FRA L'ALBERO E IL TETTO DELL' EDICOLA!  Cosa succederà con la prossima bora: l'albero si inclinerà ancora di più e poi il Comune taglierà il nuovo callo che si formerà?
O tempora o mores, diceva già a quei tempi un antico romano.

SANTIN LUPO DI MARE pubblicata sul Piccolo del 31.8.2013

L’associazione Triestebella concorda sul fatto che l’idea di trasformare Mons. Santin in un lupo di mare con tanto di piedestallo a forma di prua sia ridicola. Si deve invece continuare la simpatica tradizione di erigere statue a grandezza naturale nelle aree pedonali frequentate, come é stato fatto per Italo Svevo, James Joice e Umberto Saba. Una statua passeggiante del grande presule, magari davanti al sagrato di una chiesa, ad esempio S. Giusto, sarebbe molto più visibile e apprezzata, né ne diminuirebbe il prestigio: Papa Francesco insegna che la missione cristiana è di stare fra la gente e non su un piedestallo. Con 110.000 euro avanzerebbero fondi per erigere anche altre statue di cittadini illustri, anche con vantaggio per il turismo: lo dimostra il numero di turisti che si fanno fotografare davanti alle statue pedone esistenti. E ne guadagnerebbe la cultura: un centro cittadino arricchito da queste statue diventerebbe un museo all’aperto di chi ha dato lustro alla nostra città.

VA BENE L'AMORE PER I GATTI, MA IL DECORO?

In via del Sale, laterale di piazza Cavana, due cucce per gatti con targa del Comune ornano la vetrina di una banca. Conosciamo l'amore che le gattare hanno per i gatti, amore evidentemente sentito anche dal Comune, ma vi pare possibile che in una via del centro storico appaia tale bruttura? 

 

PROGETTO DI SISTEMAZIONE DI PIAZZA PONTEROSSO  

In base a un primo sommario esame del progetto, esprimo il seguente parere.
La piazza è attraversata da via Roma che la divide in due parti. Tali parti possono essere in un progetto di sistemazione trattate unitariamente, o anche differenziate dando loro diverse funzioni; é quello che accade attualmente, ove la parte ad est occupata dalla fontana e adibita a sede di bancarelle (una volta vi erano più bancarelle di venderigole) e la parte a ovest è adibita in modo peraltro non elegante a parcheggio oppure a manifestazioni, tuttavia formalmente appare ora come uno spazio unitario.

La relazione del progetto mantiene una differenziazione funzionale fra le due parti, prevedendo sulla parte a ovest la sede di un mercatino e giustifica la posa di 7 alberi per riparare le bancarelle dal soleggiamento. Tale motivazione appare assai debole e d’altra parte il piccolo filare di alberi romperebbe l’unità spaziale della piazza, che pare opportuno mantenere anche con una diversificazione di funzioni.
Vengono riutilizzate pietre antiche (masegni) nelle sole strade a est e ovest della piazza, in corrispondenza dei due palazzi che vi si affacciano.
Anche questa proposta appare debole, quasi che si volesse collocare i masegni dove non diano fastidio. Più elegante è stato l’uso dei masegni in piazza della Borsa sia per costituire un’ampia cornice attorno alla fontana, sia realizzando una linea che da Capo di Piazza si inoltra lungo via Cassa di Risparmio. Nel caso in esame sarebbe stato insomma preferibile usare i masegni nelle due parti pedonali della piazza, anche se non necessariamente in tutta la loro estensione.
L’arredo urbano proposto appare anch’esso modesto, tendendo alla mimesi, salvo i faretti da terra.
Il mantenimento dei semafori in corrispondenza dell’ attraversamento pedonale non ha senso, producendo solo un rallentamento sia del flusso veicolare, sia del flusso di pedoni che devono aspettare di passare con il verde. Lo dimostra il fatto che lungo via Roma all’incrocio con via San Nicolò l’attraversamento pedonale, molto più frequentato, funziona benissimo senza semafori.
Infine, se la sistemazione della piazza verrà realizzata (si spera dopo aver migliorato il progetto), suggerisco che il cantiere sia del tipo “aperto per lavori”, con recintazioni non opache o almeno con finestre che consentano al pubblico di seguire l’andamento dei lavori e con cartelli che li descrivono.

Trieste, 20 febbraio 2013
arch. Roberto Barocchi

BELLA, MA SBAGLIATA

La moderna passerella che sarà inaugurata sul Canal Grande é bella, ma come si rapporta con il luogo? Di norma, quando si inserisce un nuovo manufatto in un contesto antico, è bene che abbia forme moderne, belle di per sè, per significare che non entra in competizione con l’esistente, e anche perchè é giusto che ogni epoca abbia le sue forme architettoniche. Un’altra possibile soluzione consiste nel dare al nuovo elemento forme simili a quelle eistenti nel contesto antico (mimesi), ma in tal caso si rischia di ottenere uno spiacevole effetto di falso.
Il ponte di Calatrava a Venezia é sicuramente bello e non stona affatto. Ma il ponte veneziano si trova isolato sull’ansa di un canale. Il caso di Trieste è diverso.
Per fare un esempio, le Rive di Trieste sarebbero state più belle se fossero state sistemte secondo il progetto vincitore del concorso del 2002 che prevedeva lampioni ipermoderni, ma se oggi volessimo aggiungere un altro lampione a quelli finti antichi collocati dalla precedente amministrazione, dovrebbe avere la stessa forme degli esistenti, se no apparirebbe come “un zocolo e una scarpa”, insomma stonerebbe.
La passerella forma con i due ponti esistenti e il parapetto di via S. Spiridione – Filzi una successione in cui é l’unico elemento moderno. Appare quindi un po’ stonata rispetto agli altri manufatti e oltretutto la sua forma e snellezza in confronto alla forma masiccia dei ponti le danno un aspetto di provvisorietà. In questo particolare caso meglio sarebbe stato darle un aspetto più simile a quello degli altri ponti, magari solo nei materiali: pietra e ferro, anche se probabilmente sarebbe costata di più.
I progettisti, poi, non si sono accorti che i parapetti in vetro diventano opachi se sono sporchi, coperti di brina o battuti dal sole; in questi casi sono molto meno trasparenti delle ringhiere in ferro.
Pubblicato sul Piccolo del 20 marzo 2013

         

Nelle due foto: il canale com'era e come sarebbe se vi fosse stato aggiunto un ponte simile agli esistenti. (foto Neva Gasparo)

La passerella.

UNA PIAZZETTA MISTERIOSA

All'incrocio fra le vie dell'Istria e Valmaura, all'angolo dell'ex stadio di calcio, un'area triangolare é stata lastricata, ma da qualche anno non é ancora finita. Infatti vi é stato costruito uno strano podio in cemento armato non a vista, ora transennato, che non si sa che funzione abbia e quando sarà completato. L'area é stata lastricata, ma non si capisce perché nella parte bassa, meno acclive, è stata gradonata, mentre la parte più acclive , con una pendenza di circa il 15%, non ha gradini. 
Chi sa se l'Assessore ai lavori pubblici ne sa qualcosa?
12.1.2013

La piazzetta: a sinistra il podio non finito con un abete natalizio. A destra si vede lungo il muro la pendenza maggiore della parte non gradonata.

L'assessore ai lavori pubblici Andrea Dapretto ha inviato la seguente risposta: 

La piazza misteriosa non è altro che la sistemazione esterna del piazzale dello stadio Grezar. sul progetto non posso esprimermi, visto che è stato progettato molti anni fa e realizzato molto prima che questa giunta si insediasse e nemmeno ancora completato per le vicissitudini dei fallimenti che riguardano il cantiere dello stadio. Non credo ci sia molto da dire. 
È la parte pedonale del piazzale Valmaura eseguita, come detto, nell'ambito dei lavori di ristrutturazione dello stadio Grezar su progettazione dell'arch. Trani. 

A completare la sistemazione mancano i parapetti, le panchine e la finitura del muro ed ancora le biglietterie.

Dal che si deduce che la brutta piattaforma in cemento rimasta al grezzo dovrebbe diventare una biglietteria? (n.d.r) 22.2.2013

MA DA DOVE VIENE CHI DIRIGE LA PROTEZIONE CIVILE?

E l'amministrazione comunale di S. Dorligo, che gestisce la riserva naturale della val Rosandra con un apposito ufficio, dov'era quel giorno?
E' noto a tutti i triestini lo scempio perpetrato nel torrente Rosandra e nelle sue sponde con la scusa di far defluire meglio l'acqua in caso di piene. Possibile che chi dirige la protezione Civile non abbia pensato di chiedere prima lumi a un naturalista?  
Chi ci é andato di mezzo sono i volontari, che non si può pretendere siano esperti in materia (anche se qualche dubbio magari qualcuno potrebbe averlo avuto). L'opera di prevenzione dei volontari sarebbe utilissima, perché possono fare con poca spera opere che magari é difficile appaltare, soprattutto in tempi magri come questi, ma é ovvio che vanno guidati
Ma è poi vero che nonostante il lavoro volontario la barbara operazione é costata ai contribuenti ben 800.000 euro?
O tempora, o mores. 

LA STORIA CONTINUA, MA COME FINIRA'?

Sul Piccolo abbiamo letto che, dopo aver ritirato il criticatissimo progetto per la sistemazione di piazza Libertà, il Comune ora vara un altro progetto che non ci è dato di conoscere, ma che secondo le parole del Sindaco dovrebbe essere migliore. Ma c’è il problema di fare presto, per non perdere i fondi statali. 
Se il Comune avesse subito adottato il progetto dello studio Zagari vincitore del concorso per la sistemazione delle Rive tenutosi nel lontano 2001, magari la piazza sarebbe già sistemata. Il progetto Zagari, infatti, riguardava oltre alle Rive anche piazza Libertà e, con una soluzione bella e rigorosa, prevedeva di ampliare il giardino storico unendolo alle altre due parti centrali, quella della sala Tripcovich e quella in cui era un tempo la mensa comunale. La grande area verde così formata avrebbe assunto un più degno aspetto e funto anche da rotatoria migliorando la circolazione dei veicoli.
Inspiegabilmente l’Amministrazione Di Piazza decise di buttare alle ortiche i risultati del concorso e di indirne uno nuovo (quanto è costato ai contribuenti? E la Corte dei Conti lo sa?) con il risultato di scegliere un progetto che, per ricavare una specie di sagrato davanti alla stazione, prevedeva di ridurre il giardino storico con il taglio di numerosi alberi e un percorso tipo pista di go–kart per le automobili. Per mitigare la sparizione dei grandi alberi il progetto prevedeva la piantagione di nuovi su parte di due lati della piazza, vicino agli edifici, con un risultato discutibile sotto il profilo storico (la piazza non ha mai avuto alberature sui marciapiedi), architettonico (alberare parte dei marciapiedi sarebbe il classico uno zoccolo e una scarpa), arboricolturale (gli alberi dei viali devono avere sufficiente spazio per lo sviluppo delle radici e delle chiome, altrimenti saranno sofferenti e si dovrà intervenire con frequenti e dannose potature per costringere le chiome in poco spazio).
Ci volle una lunga azione di protesta e la raccolta di circa 10.000 firme per convincere il Sindaco a cambiare idea. Ma si vede che egli non si è ricordato del progetto vincitore del concorso delle Rive, nonostante che a sua firma sia apparso ancora nel 2002, su una ricca pubblicazione dei risultati del concorso allegata alla rivista Domus, un ampio panegirico intitolato “Una nuova immagine di Trieste”.

Arch. Roberto Barocchi, arch. Alessia Cividin, arch. Alenka Franceschini, associazione Triestebella.
 

Il progetto Zagari

UN  CASO SINGOLARE DI APPROPRIAZIONE DI UN MARCIAPIEDE

A Trieste, in via Barbariga, un marciapiede è occupato per la maggior parte da una scala che porta a un'agenzia immobiliare. Lo strettissimo passaggio che rimane per i pedoni è ancor più ristretto da un'incomprensibile catena, messa proprio lì. Gli abitanti del rione che passano di lì non protestano? A vedere dalle condizioni del muro, la scala deve essere lì da decenni.  

IL COMUNE VUOLE DISFARSI DI VILLA COSULICH, MA PER FARE COSA?

Avevamo segnalato ancora nel  2008 la necessità di restaurare villa Cosulich (vedi: Villa Cosulich sta diventando un pericoloso rudere), e avevamo proposto che il Comune, se non sa che farsene, la venda a un provato con l'obbligo di restaurarla. Ma nel nuovo piano regolatore adottato (e ora, si è letto, ritirato) l'area di villa Cosulich con il suo giardino, salvo una piccola parte  è destinata a "zona turistica ricettiva marina!!!" senza indice di cubatura e con un indice di copertura del 50%!!!
Ci scrive Antonio Bussani: Questa sera ho appreso da alcuni abitanti di Gretta, della volontà del comune di Trieste di rendere edificabile buona parte della villa Cosulich (parco incluso) per la costruzione di 3 grattacieli da sei piani, e purtroppo mantenendo solo una piccola parte a giardino (circa metà dell'attuale zona con i giochi per bambini): Tale piano risulta al momento secretato (perche'?, chi?, come?). Sicuro di farvi piacere informandovi di tali fatti, spero di avere maggiori informazioni al piu' presto.
Ps: raccolta firme contro "l'esproprio dell'unica zona verde di Gretta" presso il rivenditore tabacchi e la latteria di Gretta
"


FIRMATE TUTTI E SPERIAMO CHE LA COSA SI CHIARISCA PRESTO

PIAZZA CON PALME  E  PARCHEGGIO DI OLIVO

(segnalazione inviata al Piccolo da Triestebella) Piazza S. Antonio Nuovo è uno dei più suggestivi spazi di Trieste, per l’unità architettonica degli edifici e la bella forma della chiesa neoclassica. Non le rende giustizia la sistemazione stile Selad, il benemerito ente che fece lavorare tanti disoccupati nel dopoguerra, con una modesta fontana, delle altrettanto modeste aiuole e un brutto lastricato malamente rabberciato con toppe in cemento (vedi in fondo a questa colonna: UN SELCIATO MALANDATO). Il progetto vincitore del concorso delle Rive prevedeva di riportarvi l’acqua, allungando il canale, come era un tempo e come sarebbe bello. Ma l’unico intervento del Comune è stato un recente rifacimento delle aiuole. Il che sarebbe meglio di niente, ma che ci azzeccano delle palme e palmette su una pacciamatura in sassolini bianchi come fosse una piazza siciliana? Non sarebbe stato meglio collocare piante autoctone o almeno con un aspetto più mitteleuropeo?
Ma il colmo dei colmi è che sul brutto lastricato da molti giorni è parcheggiato un vecchio ulivo con il suo pane di terra e i rami principali capitozzati. Ora, estirpare vecchi olivi per portarli nell’italia del nord, generalmente dalla Puglia, ma mi dicono anche dal Portogallo è già un atto di barbarie. Ma l’abbandono di uno di questi alberi venerandi sul selciato di una pubblica piazza è del tutto incomprensibile.
Il Comune ne sa qualcosa?

UNA ANTICA TORRE TROPPO MODERNIZZATA

"A Barcola  al numero 11 di via Nicolodi,  è  una torre  cilindrica, a due piani; coronata da una balconata in legno e con copertura a capanna in tegole. Questa costruzione, ora monumento tutelato dal Ministero dei Beni Culturali, risale ia molti secoli addietro;  la tradizione popolare, che la definisce “torre turca”, l torre di avvistamento contro le scorribande dei pirati saraceni; almeno 1400 dunque.  ma la stessa era ancora abitata negli anni ’50 del secolo scorso.
All’inizio di quest’anno il monumento è stato restaurato in maniera,  non del tutto adeguata. Le facciate, per cui era prevista nel progetto la
conservazione secondo le metodologie degli originali, sono ora  di colore giallo ma le stesse, prima erano in pietra arenaria. Nel 1400 era in uso forse la malta, e per di più di colore giallo? ILa zoccolatura è, ora fatta con tecnica modernissima; ed il tipo tradizionale di riferimento previsto sul progetto dove è finito?Elpidio Fiano".


In effetti è strano che un edificio tutelato come storico sia stato modernizzato con un colore giallino molto di moda oggi e un basamento che dalla foto appare essere in cemento. Cosa ne pensa la Soprintendenza?

        

La torre com'è e come era prima del "restauro".

DUE CASERMONI AL POSTO DI UN GIARDINO

"Sono Stelio Cerneca del Comitato per la Difesa del Giardino di via Flavia e di altri comitati per la tutela dell'ambiente. Vi allego una foto del giardino per il quale ci stiamo battendo da ormai cinque anni per impedire la sua distruzione conseguente ad un progetto Comune-Ater contro il quale abbiamo fatto ricorso al Presidente della  Repubblica.
Nell'allegato,(che fa stringere il cuore) si può vedere il giardino attuale e il plastico di quanto avverrebbe nel caso che... senza contare che dentro a quel pozzo verrebbero iniettati gli scarichi di 250 autovetture in quanto sede di un garage pubblico.
Ho fatto molti articoli sulle "Segnalazioni" del nostro giornale, sono
stato in Commissione per la Trasparenza, ma se come spero, qualcuno può sinergizzare il tutto, anticipatamente ringrazio."

Signor Sindaco, signora Presidente dell'Ater di Trieste, ma davvero vi pare il caso di  costruire due casermoni su una spazio verde in una zona già ipercementificata come quella di via Flavia?

 

L'area interessata e, a destra com'è e come diventerebbe

UN RUDERE IN PIENO CENTRO: ABBIAMO UN'IDEA

All’inizio di via Cavana fa brutta mostra di sé il rudere di una graziosa chiesa cinquecentesca, (clicca qui per le foto)clicca qui per le foto). Sembra che il Comune non possa destinarla a museo della città, come era previsto alcuni anni fa, perché colei che lo ha lasciato in eredità ha disposto che venisse usata sempre a fini religiosi.
Allora, abbiamo un'idea: il Comune potrebbe restaurare la chiesa e l'adiacente casa parrocchiale destinando il complesso a museo della città, ma lasciare la chiesa anche ad uso religioso (potrebbe divenire la cappella civica) facendo fare una messa una volta all'anno in suffragio della benefattrice. La chiesa potrebbe poi contenere reperti del museo che avessero carattere religioso.

  13 SEMAFORI 13

Alla curva dell'Obelisco sono stati messi ben 13 semafori:  Non sarebbe stato più logico realizzare una rotatoria? Certo, c'è il problema del tram, ma pensiamo che collocare nelle intersezioni della rotatoria dei semafori da attivare solo al passaggio del tram sarebbe stato più economico con tutto vantaggio della scorrevolezza dell'incrocio.


ANCHE LI'

Anche  uno dei palazzi liberty più belli è stato sconciato da scritte teppistiche. O tempora, o mores.


UN BRUTTO CASOTTO

Trieste ha due cose fra le più belle al mondo: piazza Unità e il paesaggio che si vede dalle rive. Il quale paesaggio è come una musica bellissima con una stonatura: il sacro brufolo di Monte Grisa. Un'altra bruttura delle rive è questo inutile casotto anni '50 che sarebbe opera meritoria demolire.

 

CHE PECCATO!

Avevamo scritto della triste situazione in cui si trova la graziosa chiesetta dei santi Sebastiano e S. Rocco (clicca qui) Ora il Comune ha deciso: non solo trasformerà in uffici il piccolo museo orientale trasferendo "una parte" delle sue collezioni a S. Giusto (e il resto? In cantina?). ma anche la chiesetta e annessa canonica seicentesca sembra che faranno la stessa fine.

ORA SAPPIAMO A COSA SERVE

Avevamo scritto di una MAGICA PROTEZIONE di cui è dotata la Camera di commercio di Trieste (clicca qui per l'articolo e le foto), Ora finalmente sappiamo da cosa tale edificio è protetto: dalle infiltrazioni di umidità. Il Piccolo del 14 maggio riporta che Margherita Hack e altri fisici e astrofisici sono stati prosciolti in un processo loro intentato per diffamazione avendo paragonato quel magico "ordegno" ai raggiri di Vanna Marchi. Dall'articolo veniamo a sapere che esso è stato collocato al modico prezzo di 70.000 € "per difendere da umidità e muffe un palazzo costruito anticamente su palafitte come quelli di Venezia" (anch'essi dotati di tale protezione?). Ma come funziona l'apparecchio? Veniamo a sapere che l'inventore, tale Mario Zandegiacomo, nella vita docente di statistica, ha dichiarato "Mi guardo bene dallo spiegare in giro il principio segreto .... Quel che è scritto sulla targa richiede una cultura molto complessa per essere compreso..." Tanto è vero che neanche Margherita Hack né altri esimi fisici ci hanno capito qualcosa e hanno pensato che fosse una cosa alla Vanna Marchi. Forse ci vuole uno statistico per risolvere l'arcano?

Dal Piccolo del 15 maggio si apprende che la Corte dei Conti ha aperto un'indagine disponendo l'acquisizione di tutta la documentazione amministrativa. Chi sa che i magistrati della Corte dei Conti abbiano una cultura abbastanza complessa per capire di cosa si tratta. Quanto alla singolare terminologia riportata sulla targa, sempre dal Piccolo si apprende che secondo il Vicesegretario vicario della Camera di commercio "il testo della targa è una traduzione riuscita male da una frase in lingua tedesca..." Dal che si deduce che l'inventore del congegno, il triestino dott. Mario Zandegiacomo, usa esprimersi in tedesco.

AVREMO FRA QUALCHE ANNO UN BOSCO SPONTANEO IN VIA BAIAMONTI?

All'inizio di via Baiamonti un distributore di benzina è chiuso da molto tempo e nelle fessure fra i sampietrini la vegetazione si sta facendo strada in mezzo alle immondizie. Ancora qualche anno e al posto del distributore avremo magari un boschetto, cresciuto spontaneamente.


UN SELCIATO MALANDATO

In piazza S. Antonio Nuovo, fra il bell'edificio neoclassico della chiesa e il canale che sono, assieme a piazza Unità, i luoghi -cartoliga di Trieste, il selciato bruttino è stato malamente riparato con getti di cemento che , grazie ad alcune scanalature che fanno finta di essere delle fughe, vorrebbero rappresentare la pietra che non c'è più. magari rende di più elettoralmente lastricare in pietra una strada prima veicolare, ma sarebbe più giusto prima di tutto tenere in uno stato decoroso i luoghi più belli della città.


UNA PIAZZA CHE NON PIACE

Una visitatrice del nostro sito ci ha scritto: " ho  apprezzato i vs. servizi sul rifacimento obbrobrioso di molte piazze di   Trieste, ma ne avete dimenticata una: piazza Perugino. Io abito in zona e  vi assicuro evito di passarci perché  per me è qualcosa di insopportabile:  non è più una piazza, è un qualcosa di indescrivibile, quel catafalco (non  saprei altrimenti come definirlo)che copre quella che un tempo era una  bella piazza piena di verde, un luogo di incontro delle persone del rione. "
In effetti non è bello quel cumulo di vasoni messi lì come bidoni in un deposito, e quei 4 lampioni finti antichi con fontanelle non funzionanti c'entrano, con l'arida massa cementizia, come i cavoli a merenda. Nella foto si vedono alcune persone sedute a godere del primo sole marzolino, il che non depone in favore dell'amenità della piazza, ma piuttosto del bisogno di spazi in cui sostare.
Sull'argomento Sergio Predonzan ha scritto: (vedi pagina Lettere).


CEMENTO IN COSTIERA

la costa fra Trieste e il Villaggio del Pescatore e il soprastante ciglione carsico sono una splendida cornice verde del Golfo di Trieste, ma grazie a un piano regolatore che andrebbe rivisto, si continua a cementificarla. Leggi il documento del WWWF cemento in costiera.



Foto inviate dal WWF Trieste.

UN ALTRO RUDERE

Nel parco di Villa Revoltella il rudere della "Casa del cappellano" fa brutta mostra di sé. Ma, signor sindaco, non sarebbe meglio eliminare tali sconcezze restaurando degli edifici di valore storico prima di fare altri costose rifacimenti di piazze e strade lastricate in pietra del centro? Certo, le piazze rinnovate del centro si vedono di più  e sono più produttive in termini di voti, ma è come voler dare una costosa pelliccia a chi ha le scarpe rotte: prima le scarpe, e poi ben venga la pelliccia. Anche perché più un edificio antico va in rovina, più sarà difficile e costoso restaurarlo.

Foto inviata da Bruno Biasatto

FEROCI POTATORI

Ad ogni stagione silvana, da ottobre a marzo, squadre di feroci potatori(clicca qui per il seguito del testo e le foto)

UNA MAGICA PROTEZIONE

Nell’atrio del palazzo della Camera di Commercio, sulla parete sinistra guardando l’uscita, si nota una singolare targa con cornice lignea in cui è scritto: (clicca qui per il seguito del testo e le foto)

UN RUDERE IN PIENO CENTRO

All’inizio di via Cavana fa brutta mostra di sé il rudere di una graziosa chiesa cinquecentesca, (clicca qui per il seguito del testo e le foto)

VILLA COSULICH STA DIVENTANDO UN PERICOLOSO RUDERE

 In strada del Friuli al n. 36 il giardino della villa Cosulich è stato adattato a parco pubblico. La villa, invece, sta diventando un rudere (già dei solai sono crollati e il tetto è probabilmente in cattive condizioni, mentre i muri sono ancora in buono stato). (clicca qui per il seguito del testo e le foto)

IL PIÙ BELL’EDIFICIO DI ARCHITETTURA MODERNA VA IN ROVINA

 L’ex fabbrica Sadoch in viale Ippodromo fu progettata dall’architetto Boico, che riteniamo essere, assieme a Rogers, il più illustre esponente dell’architettura moderna triestina.
(clicca qui per il seguito del testo e le foto)

TALIANI DE TRIESTE

 A Trieste si dice talian  (clicca qui per il seguito del testo e le foto)

VIVA LE ROTATORIE

Anche a Trieste si cominciano timidamente a costruire rotatorie al posto di incroci semaforizzati. Le rotatorie sono spesso molto utili per rendere più fluido il traffico agli incroci e nel resto d’Italia sono molto diffuse. Sarebbe bene che il Comune prendesse più coraggio e ne costruisse, ad esempio, in piazza Foraggi, al’incrocio fra via Flavia e via Valmaura nei pressi dello Stadio, all’incrocio davanti al bar Flavia in modo da ridurre le file causate dai semafori.

Finalmente una rotatoria anche a Trieste, nonostante le proteste dei commercianti che temevano la riduzione di qualche parcheggio. La rotatoria, a S. Giacomo, funziona benissimo.

E  A  PROPOSITO DI SEMAFORI

Perché no se pol munire di lampade a led, i semafori che devono rimanere,  molto più risparmiose, durevoli e anche visibili, come fanno, ad esempio, a Bologna? Sembra che si possa risparmiare l'80% del costo dell'energia elettrica e che i led si ammortizzino in circa 4 anni.

PARCHEGGI INTERRATI E CASOTTI

I parcheggi interrati sono una bella cosa, anche perché non si vedono e non occupano volumi in superficie, ma, se non sono progettati con un occhio anche all'aspetto estetico, producono danni nel paesaggio urbano. É il caso del parcheggio davanti a Tribunale, severo e dignitoso edificio che ha trasformato la piazza in uno spazio caotico con tre brutti casotti. Si sarebbe potuto curare di più quel luogo e dotare il parcheggio di accessi pedonali con rampe inclinate (ne sarebbe bastato uno) percorribili anche dalle sedie a rotelle. Un altro caso è quello di piazza S. Giacomo, sistemata in modo discreto, ma con un ingombrante casotto che l'uso del vetro non rende invisibile. In questo caso sarebbe bastato usare per gli handicappati l'entrata dalla via al piano sottostante sostituendo i 3 gradini dell'entrata con una rampetta.

  

Nella prima foto, il brutto casotto di entrata al parcheggio ricorda vagamente una postazione di artiglieria antiaerea che dei vasi di piante cercano vanamente di mascherare.

Una soluzione molto più bella in piazza Vittorio Veneto: una rampa di scale munita di montascale.

  

Nella prima foto l'ingombrante casotto in piazza S. Giacomo. Nella seconda l'accesso pedonale sotto la piazza che poteva essere reso agibile anche agli handicappati. Nella terza, l'accesso veicolare che avrebbe potuto essere ampliato realizzando anche un accesso pedonale senza barriere architettoniche.

 

 

LE COSE BELLE

LAMPIONI MODERNI

Nella città di Nosepòl é stata fatta una piccola simpatica cosa: attorno al Museo Revoltella d’arte moderna sono stati messi dei lampioni, ovviamente, moderni. Abbiamo letto sul Piccolo che i nosepolesi protestano, perché avrebbero preferito dei lampioni finti antichi come quelli che nell’adiacente piazza Venezia scimmiottano degli ottocenteschi ferai. Negli anni 2000 non ci vestiamo più come nell’ottocento, ed é giusto che anche le città si vestano con arredi moderni. Piuttosto non capiamo il senso degli ineleganti bulloni che appaiono avvitati a metà sui pali dei lampioni: devono forse sostenere qualcosa? Meglio sarebbe stato usare viti a spessore dello stesso colore dei pali.

BEH, GIA' MEGLIO, MA NON BASTA

Dai e dai, Triestebella, assieme a Italia Nostra, Legambiente e  Trafioriepiante é riuscita a convincere il Comune di Trieste a non capitozzare più gli alberi dei viali e a non tagliare più a raso le teste di salice degli alberi capitozzati.   (vedi più sotto in questa colonna: COSì SI POTANO GLI ALBERI e nella colonna sinistra, più in basso FEROCI POTATORI). In via Cumano hanno potato recentemente  dei platani già capitozzati lasciando per ogni testa di salice (non proprio tutte) un rametto tirasucchi. Non é la tecnica del taglio di ritorno, certamente più costosa, ma almeno si spera che queste piante producano meno getti e in compenso producano un po' di foglie all'inizio della stagione vegetativa, come Natura comanda. Staremo a vedere, Ma temiamo che i rametti lasciati siano troppo pochi. 18.2.2013

Infatti sono rispuntati i getti come prima, per cui pochi rametti lasciati sono stati inutili. Bisognava invece selezionarte i getti esistenti lasciando i migliori. 15.1.2014

I

COME DEVE ESSERE UN ATTRAVERSAMENTO PEDONALE

In via Fabio Severo, vicino all'incrocio con via Monte S. Gabriele,  è stato realizzato questo attraversamento pedonale con un'isola salvagente fra le due corsie veicolari. Non c'é semaforo, e non occorre, perché comunque sulle strisce i pedoni hanno la precedenza e non vi é garanzia che, se il semaforo ci fosse, nessuno passerebbe con il rosso. Il risultato é positivo: i pedoni attraversano con più sicurezza e i veicoli non devono stare fermi con il rosso anche  quando nessuno attraversa. 
Attraversamenti di questo tipo dovrebbero essere la norma. Ma quando ne vedremo altri?
29.12.2012 

30.12.2012, l'assessore Marchigiani risponde:

Gentile architetto, colgo l'occasione per farle i miei più cari auguri!
La ringrazio. Anche io credo che questo sia un modo sicuro per tutelare i pedoni. Anche in altri interventi (ad esempio quelli in programma in via Giulia) applicheremo lo stesso modello.
Cordialmente
Elena Marchigiani

COSì SI POTANO GLI ALBERI

Un albero sano non necessita di potature. Tuttavia a volte è necessario fare delle potature di rimonda per togliere i remi secchi e malati o che danno fastidio o per ridurre la chioma quando gli alberi sono stati piantati troppo vicini o per dare loro un portamento più naturale quando sono stati potati male. 
Nel giardino di via Capodistria il dendrologo valvason ha potato un platano che vari anni fa era stato capitozzato per riportarlo a un aspetto più naturale e ridurne la tendenza (caratteristica degli alberi capitozzati ) a crescere in altezza con pericolo di schianto a causa della bora; ha potato anche il cipresso dell'Arizona vicino (troppo) al platano per lasciare spazio fra i rami in modo che il cipresso non faccia vela alla bora e che entri la luce per rafforzare il tronco e ridurre lo sviluppo dei rami in cerca di luce.

   

Il platano e il cipresso come si presentano dopo la potatura: si noti che il platano, nonostante sia stato sottoposto a una potatura pesante per ridargli una forma naturale mantiene ancora molti rami secondari che produrranno prontamente le foglie in primavera. A destra due miseri platani su una strada comunale orrendamente  capitozzati fotografati nello stesso giorno in cui è stata presa la foto a sinistra.

UN ALTRO PASSO CONTRO LE PIANTE INFESTANTI

A seguito delle nostre richieste e per l'interessamento del consigliere regionale Corazza La Regione ha stanziato nel bilancio 2010 20.000 euro per prime azioni di lotta alle piante infestanti. Ora il disegno di legge da noi proposto nell'ottobre 2009 è finalmente divenuto legge come articolo n. 64, comma 29 della legge regionale n. 17/2010 che inserisce nella legge forestale n. 9/2007 gli articoli 70 bis, 78 ter e 78 quater.

L'ERSA e l'Ispettorato delle foreste di Trieste stanno conducendo delle sperimentazioni di lotta all'ailanto che sta stravolgendo il paesaggio carsico. Si tratta di una goccia nel mare, ma almeno è un inizio.

E il Senecio inaequidens?

E l'Ambrosia artemisiifolia?

Il prof. Livio Poldini e tecnici dell'Ispettorato foreste e dell'Ersa in una particella ove l'ailanto è stato disseccato con l'irrorazione di glifosate.

Esperimento di taglio di piante giovani di ailanto mediante decespugliatore. A questo taglio seguiranno tagli successivi ravvicinati sulle stesse piante appena avranno prodotto altri rami, per farle morire esaurendo la loro vitalità. Le parti tagliate vengono poi portate in un'area priva di vegetazione per essere bruciate.

BELLO, MA NON DA NOI

A Lubiana, nel centro storico, si trovano questi bei cassonetti interrati. A Trieste ce ne sono, ma con un aspetto più tetro, sorta di bacoli neri,  in piazza Goldoni e  in piazza della Borsa.

 

LA PISTA CICLOPEDONALE TRIESTE – DRAGA S. ELIA

La recente conclusione dei lavori sulla pista ciclo-pedonale Trieste-Draga S. Elia nel tratto adiacente a Via Campanelle è un evento positivo degno di nota.    
Il percorso, che calca il sedime del tracciato tardo ottocentesco dell'ex linea ferroviaria Trieste – Herpeljie dismessa 52 anni fa, mette in collegamento il rione di San Giacomo con zone popolose quali Altura, Campanelle e punti di interesse pubblico come l'Ospedale infantile Burlo – Garofalo e l'I.P.S.I.A. Galvani.
La pista ciclo-pedonale di indubbia suggestione è a doppio senso di marcia e si snoda per 12 Km con una larghezza di 4,4 m ed una pendenza modesta che mai supera il 3,2%.

Viene usata ogni giorno da molte triestine e triestini per passeggiare, fare footing, spingere carrozzine con bebè, sfrecciare con le biciclette ed ammirare e fotografare il paesaggio da nuovi cannocchiali prospettici. Essa riveste un grande interesse naturalistico e paesaggistico per il territorio e la mobilità urbana triestina che purtroppo ha il triste primato negativo per l'uso e gli spazi destinati alle bici.

D'altronde in Italia siamo lontanissimi dai 1019 Km annui medi percorsi in bici per abitante in Olanda o ai 958 Km della Danimarca e la lodevole opera provinciale fa già comunque parte del 10% dei 12.000 Km da realizzarsi nel territorio nazionale.

9.4.2010 Prof. Fabio Dotta

Tutto è bene quel che finisce bene e dopo molti anni abbiamo finalmente la grande pista cicopedonale. Speriamo che ora venga mantenuta e non ridiventi un immondezzaio. Quando, negli anni '90 la Provincia decise di realizzare il primo lotto in val Rosandra (costo, se ben ricordo, 8 miliardi di lire) gli ambientalisti protestarono perché non volevano che i cicilisti corressero in val Rosandra disturbando i visitatori intenti ad ammirare il luogo. E non si può dire che avessero torto. Verso la fine degli anni '80 l'Ispettorato delle foreste aveva già sistemato il tratto dell'ex ferrovia in val Rosandra a strada antincendio e pedonale con una spesa di soli 8 milioni di lire (ottomilioni) compresi dei movimenti di terra per costruire un piccolo tratto al posto di un ponte precedentemente demolito. Magari sarebbe stato bello che il tratto che attraversa la val Rosandra fosse stato riservato ai soli gitanti a piedi. RB


UNA BELLA NOTIZIA (PER MUGGIA)
E A TRIESTE QUANDO?

A Muggia saranno collocate 856 lampade a led per l'illuminazione cittadina con un risparmio di energia elettrica pari al 50%. Se la resa sarà quella prevista il Comune sostituirà anche le altre lampade, in tutto 2.600. le lampade a led sono dotate di una centralina che regola il flusso luminoso con un ulteriore risparmio e in ogni lampada possono rompersi fino a 20 led (che notoriamente hanno lunga durata) senza una sensibile diminuzione dell'illuminazione. le lampade a led poi sono molto direzionali e proietteranno la luce verso il basso senza dispersione e conseguente inquinamento luminoso.

Sior sindaco, e a Trieste gnente?

FINALMENTE FUNZIONANO?

Nella colonna delle cose brutte  (vedere in fondo alla colonna: IN CORSICA LO FANNO ...) avevamo scritto dei cassonetti interrati in piazza Goldoni che parevano inutilizzati. Ora sembra che funzionino e che il Comune intenda collocarne altri in piazza della Borsa. Finalmente siamo arrivati quanto a decoro urbano a livello della Corsica. Magari sarebbe bello che avessero forme più gentili e vivaci di quelle di piazza Goldoni (ma per carità, signor sindaco, che non siano "in stile" come piace a Lei).

ADELANTE, MA CON JUICIO

Piano piano anche a Trieste si vedono spuntare le benefiche rotatorie. Dopo quella graziosa di S. Giacomo (vedi foto in VIVA LE ROTATORIE nella colonna LE COSE BRUTTE, una provvisoria è stata messa all'incrocio fra le vie Valmaura e Ratto della Pileria. Su, signor Sindaco, prenda coraggio e ne faccia costruire molte di più.

La rotatoria provvisoria in via Valmaura. Speriamo che venga presto sostituita da una graziosa rotatoria definitiva come quella in via dell'Istria.

BELLO, MA...

Via di Cavana è stata pavimentata in pietra e pedonalizzata, così si ha una passeggiata quasi continua fra piazza della Borsa, piazza Unità, piazza Cavana e piazza Hortis. Una cosa molto bella, ma:

  1. non sarebbe stato meglio usare quei soldi per restaurare almeno la facciata della graziosa chiesetta di S. Rocco? (clicca qui per il testo e le foto sulla chiesetta)

  2. perché collocare dei lampioni finti antichi che più finti non si può, tanto che  cercano con poca convinzione di rappresentare gli antichi ferai?

  

La strada pedonalizzata. a destra, il simulacro di fanale del lampione con i quattro pilastrini che, invece di fare da cornice ai vetri, come nei fanali di una volta, sostengono un fanale evidentemente elettrico.

L'EMEROTECA COMUNALE

Nella tranquilla piazza Hortis uno spazio confortevole in cui leggere gratuitamente giornali e riviste italiani ed esteri.

UNA CHICCA IN SACCHETTA

L'ex stazione di servizio progettata dall'arch. Rogers è una delle poche opere di valore nel deserto dell'architettura contemporanea triestina. L'averla restaurata è opera meritevole ed è meritevole averla trasformata in un piccolo centro di cultura con uno spazio per mostre. Chi si trova da quelle parti e ha bisogno di un caffè, lo vada a prendere nel bar di questo gioiellino dando così la sua solidarietà umana e, perché no, anche economica all'iniziativa.

BELLA?

Se piazza Venezia fosse stata sistemata secondo il progetto vincitore del concorso delle Rive del 2002 sarebbe certo più moderna, ma si sa che a Trieste l'architettura moderna no se pol. La sistemazione appena inaugurata è molto tradizionale, ma fa la sua dignitosa figura, con l'imponente statua di Massimiliano circondata da aiuole con gli alberi precedenti, ahimè, capitozzati. Ci sono anche dei cubi di forme moderne a far da panchine antibarboni. Simpatica la pacciamatura delle aiuole laterali in granulato di due diverse grossezze, in attesa, si presume, che nella bella stagione vi siano collocate piante fiorite.


FINALMENTE PULIZIA, LE ROULOTTE VANNO VIA

Una bella notizia sul Piccolo del 13 dicembre: i vigili rimuovono110 roulotte stanziali. Da anni il Carso è invaso da roulotte utilizzate come seconde case, villette dei poveri che facevano finta di essere parcheggiate. Qualche decennio fa un pretore di Firenze condannò un proprietario di una roulotte usata come casetta impropria, ma da allora la battaglia contro queste baraccopoli con ruote languiva. Finalmente i vigili di Trieste, forti di un articolo del DPR 380 del 2001 7 anni fa) si stanno dando da fare. E la forestale, che dovrebbe sorvegliare i boschi carsici, cosa fa?

UN GRAZIOSO COMPLESSO SCULTOREO.

Nel 1997, in occasione del raduno dei Bersaglieri, fu posto sulla riva davanti a piazza Unità questo complesso scultoreo. Ma non passò molto tempo, e il solito cittadino nosepòl scrisse alle segnalazioni del Piccolo chiedendo come mai tali statue non erano state rimosse dopo la manifestazione. Gli rispose il pittore Chersicla esprimendo il parere che tale opera fosse bella e degna di restare, e non si può che dargli ragione. La scultura non solo è di buona fattura ed è discreta, nel senso che non disturba minimamente il paesaggio della piazza, ma è anche molto simpatica, mostrando a sinistra un bersagliere che arriva di corsa e a destra un gruppo di due mule di Trieste in atteggiamento sereno e disinvolto. Il monumento incuriosisce i turisti, molti dei quali vi si fanno fotografare davanti.

 


UN MODO SIMPATICO PER CELEBRARE DEI MAESTRI DELLA LETTERATURA

 Italo Svevo, James Joice, Umberto Saba sono stati celebrati con delle simpatiche statue che li mostrano come se ancora camminassero per Trieste. Molti passanti si fermano, le guardano, leggono le targhe, magari qualcuno dà loro una carezza. Ciò che non succede per le statue tradizionali su piedestalli. L’idea non è nuova: da molti anni una statua raffigurante il poeta Fernando Pessoa seduto a un tavolino si trova davanti al caffè A Brasileira a Lisbona. Ma è un’ottima idea e sarebbe bello che statue di altre persone che hanno portato lustro a Trieste popolassero le nostre vie.

      

COLONNINE ESPLICATIVE

Colonnine in acciaio cor-ten di semplice e bella forma cominciano ad apparire in città portando dei piccoli cartelli con la spiegazione in italiano e inglese di cosa c’era una volta in quei posti. Le loro dimensioni discrete non danno alcun fastidio. Peccato che le piantine che riportano siano poco leggibili: sarebbe stato meglio farle un po’ più grandi e con qualche colore.
Descrivere con targhe, purché non ingombranti, la storia e le bellezze dei luoghi è un modo civile per far conoscere ed amare la nostra città. Attendiamo altre colonnine.

          


FINALMENTE IL COMUNE PENSA ALLE BICICLETTE

Sono apparsi  in centro degli eleganti stalli per biciclette in acciaio inossidabile. Oltre che belli, sono anche molto graditi, come si vede dalla foto, tanto che altre bici sono parcheggiate sugli alberi vicini. Ma, signor Sindaco, come mai ha concesso che venissero collocati degli arredi urbani così moderni invece di quelli (vedasi lampioni sulle Rive) finti antichi, magari con qualche foglia di acanto?

 

SPAZIO A DISPOSIZIONE PER ALTRE COSE BELLE

purtroppo sono pochine


Se ami il paesaggio: www.ilpaesaggio.eu


ultimo aggiornamento 8.7.2016

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