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CONTRIBUTI Le piazze rinnovate di Trieste
; A Trieste l'architettura moderna no se pol; Cinque nuove ville  in via Picard
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1CONCORSI DI IDEE A tRIESTE  IN CORSO E PROPOSTE IN MERITO

 2 LE PIAZZE RINNOVATE DI TRIESTE

3 A TRIESTE L'ARCHITETTURA MODERNA NO SE POL

 

CONCORSI DI IDEE A TRIESTE  IN CORSO E PROPOSTE IN MERITO

Prof. Fabio Dotta

Trovo molto positivo che la “Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Trieste” abbia indetto un concorso di idee per la realizzazione di tre pannelli che rappresentino, in un percorso unitario, la Trieste economica del passato, del presente e del futuro. L’opera che verrà scelta da una commissione che sarà presieduta dal Presidente della Camera di Commercio dopo il 30 Novembre 2011, termine di scadenza della presentazione del progetto, verrà realizzata su pannelli verticali di max 6,8 mq ciascuno che verranno posizionati nelle tre nicchie scandite da semicolonne doriche binate presenti nel rinnovato atrio camerale.

Grazie a questo evento anche gli studenti universitari potranno concorrere per un primo premio di 5.000 € e vedere in ogni caso il loro progetto grafico pubblicato in un catalogo ed esposto nel sopracitato atrio già impreziosito dall’antica meridiana pavimentale di 13 m al piano terra.

La Giunta Camerale in tal modo dà la possibilità a persone creative e volenterose di poter dare il loro contributo in una città in cui i concorsi di idee sono da tempo pochissimi. Basti pensare molte delle decisioni architettoniche quali il ponte sul Canal Grande (che per un secolo e mezzo è stato il baricentro dell’economia marittima e unico rifugio sicuro per velieri in caso di mare grosso), il rinnovo di Piazza Libertà e tanti altri siti e comparti. Dobbiamo tornare alla fine degli anni 90 dello scorso secolo per ricordare concorsi degni di nota come quello del 1999 per il rinnovo di Piazza Unità (“Otto progetti per il cuore di Trieste”) o per l’ampliamento della riviera di Barcola. Ricordo ai lettori che il concorso di idee fu introdotto nel nostro ordinamento, sull'esempio francese, dal D.P.R. 6 novembre 1962, n° 1930.

Basti pensare che a 140 km a sud di Trieste città archeologiche con meno di 18.000 abitanti, cioè dodici volte meno popolate di Trieste, hanno indetto tempo fa concorsi di idee anche per la realizzazione di pannelli pubblicitari da affiggere nelle principali arterie stradali di ingresso alla città al fine di rappresentarne le glorie opitergine nell’ epoca romana augustea. Oppure basti pensare come il Comune di Treviso, in piazza Borsa proprio davanti la Camera di Commercio, abbia voluto ricordare settimane fa il lirico Mario del Monaco con la prima statua bronzea che una città italiana dedica ad un tenore scomparso.

Mi chiedo a proposito cosa meriterebbe il nostro celebre musicista e showman Lelio Luttazzi a Prosecco e a Trieste ad un anno e mezzo dalla sua scomparsa?!

Concludo augurandomi che venissero indetti altri concorsi di idee ad esempio per realizzare nel colle di San Giusto una decorosa cartellonistica per ricordare a turisti e concittadini che il colle era il sito in cui sorgevano la maggioranza degli edifici pubblici e religiosi della Trieste romana. Manca a mio avviso una planimetria con le mura romane inglobando anche il teatro romano che, come sappiamo, era esterno alle mura e prospiciente il mare, una sezione prospettica della basilica forense in cui si vedano i due livelli con ordini architettonici sovrapposti ed il classico salto del tetto nella parte centrale (cassettonata), un’assonometria dei propilei con l’ipotesi del retrostante Tempio Capitolino ed il tracciato delle due uniche strade di accesso: la via Gemina da Aquileia e la via Flavia dall’Istria. Un secondo tablò potrebbe poi essere dedicato alle varie fasi (Veneziana, Austriaca...) con cui il castello arrivò ad avere nel 1630 l’attuale mole «triangolare» mentre un terzo sarebbe bene interessasse solamente la cattedrale, fusione di due chiese medioevali con una nota alla passione del martire cristiano San Giusto.  


LE PIAZZE RINNOVATE DI TRIESTE
arch. Roberto Barocchi

Negli ultimi anni a Trieste le Amministrazioni comunali stanno rinnovando varie piazze.

Cominciò la giunta Ilj, assegnando il progetto di rinnovo di piazza Unità d’Italia al vincitore di un concorso internazionale. Il risultato, anche se la piazza appare più elegante, è per certi aspetti discutibile.

Poi fu rinnovata piazza Vittorio Veneto, con l’occasione della costruzione di un parcheggio sotterraneo: il restyling ne ha migliorato l’aspetto, ma non è affatto piaciuto a molti triestini. La Giunta Di Piazza ha sistemato piazza Goldoni, con un risultato anch’esso da molti criticato (e dallo stesso Sindaco, che non si ricordò di avere lodato il progetto nel catalogo della mostra del concorso, prima che venisse realizzato). È stata poi la volta della piazzetta Puecher a S. Giacomo, trasformata in un terrazzo con aiuole e giochi, sulla quale i Triestini non hanno elevato proteste (vuol dire che la trasformazione è piaciuta), anche se sotto il profilo architettonico ci sarebbe qualcosa da dire. Infine, con la costruzione del parcheggio interrato, si sta finendo la sistemazione di piazza S. Giacomo con un risultato dignitoso ma non eccelso.

Anche a Opicina fu anni fa sistemata il piazzale Monte Re con un risultato discutibile, che la statua kitc della madonnina di gesso sotto vetro in mezzo alla piazza ha vieppiù rovinato.
 

Piazza Unità

Una delle più belle piazze al mondo meritava un vestito più elegante del semplice manto di asfalto. La giunta Illy indisse un concorso internazionale fra 8 studi professionali e fra questi scelse il progetto dell’architetto Huet. Il progetto prevedeva lo spostamento della brutta fontana del Mazzoleni sull’asse centrale della piazza davanti al palazzo del Comune e la formazione fra il palazzo ex Lloyd e il palazzo del Governo di un rettangolo verde con cabochon blu e un plotone di grandi vasi:

                                   Metteranno dei vasoni
                                               con gli aranci e coi limoni
                                               e l’alloro in sovrappiù
                                               come fossimo a Corfù.
Così che
                                               I Triestini in piazza andranno
                                               con bicchieri e spremiagrumi,
                                               ma quei frutti e quei profumi,
                                               con la bora voleranno.

Prevedeva anche, chissà perché, di lasciare l’orrenda veranda bianca al piano terra dell’hotel Duchi d’Aosta.

Il progetto è stato realizzato, ma per fortuna i vasoni non sono stati collocati, lasciando ai soli cabochon con le luci blu di richiamare il fatto che in tempi antichi lì c’era un giardino, che non aveva altro risultato che quello di precludere la vista del mare, uno dei punti di forza della piazza. L’orribile veranda invece è stata rimossa e al suo posto è stato di recente messo un rosso tendone con forme anticheggianti che dà meno fastidio,  apparendo come un elemento non interferente, cioè non facente parte dell’edificio, anche se sarebbe stato meglio che l’albergatore si fosse contentato di mettere nella piazza quegli ombrelloni standard che sono davanti ai bar e che hanno il pregio di essere ancor meno interferenti e di avere una forma unificata.

Restano alcuni errori del progetto.

La fontana, un tempo davanti al Comune come ora, era stata spostata a lato, sembra perché avrebbe dato fastidio a un comizio che Mussolini fece dal balcone del Comune. Il risultato fu involontariamente felice, poiché quel mucchio di pietre con pacchetti vari, statue con pose che ricordano il gioco infantile delle belle statuine e un angelo che cadendo dal cielo fa una spanciata sulle pietre, è cara al cuore dei cittadini, ma non bella, e messa di lato non dava alcun fastidio. Rimettendola sull’asse centrale davanti al Comune, oltretutto con un canaletto d’acqua attorno per dare più lustro a cotanta opera d’arte, ma che si riempiva velocemente d’immondizie (il Sindaco Di Piazza lo ha poi lodevolmente fatto eliminare) interferisce con la visione d’insieme della facciata del Comune, non bellissima (e infatti il palazzo è chiamato palazzo Cheba), ma caratterizzata da una forte unità e identità. Inoltre toglie alla piazza un pezzo, che resta fra la fontana e il Comune, riducendone la splendida unità di spazio. Infine, provate a guardarla mettendovi sul lato verso il mare: vi accorgerete che è spostata di circa un metro a sinistra rispetto all’asse centrale del palazzo comunale, con un effetto fastidioso di imperfezione.

I cabochon appaiono magari come una cosa sfiziosa, ma rafforzano la convinzione che, più che di architettura, il progetto Huet sia un’opera di couture (sartoria). Anch’essi contribuiscono insieme alla collocazione della fontana a rompere l’unità di spazio della piazza, rotta vieppiù da un altro errore: la strada che passa davanti alle rive era stata portata allo stesso livello della piazza, senza lasciare il piccolo dislivello che si lascia sempre fra piano viabile e marciapiedi, con il risultato che se non si fosse ben delimitato il piano viabile in altro modo, le auto avrebbero rischiato di invadere il piano pedonale della piazza, non avendo punti di riferimento. Si è allora rimediato con delle fitte file di colonnine a forma di bidoni con luci blu, che formano una barriera visiva fra la piazza e il mare e ne riducono vieppiù l’unità di spazio. E se poi vogliamo essere pedanti, possiamo anche dire che la trovata di alzare il piano viabile all’altezza del piano pedonale contribuisce anch’essa un pochino a ridurre la visuale verso il mare perché ci fa vedere in tutta la loro altezza i veicoli che passano.

Insomma, lo spazio unitario di piazza Unità è meno unitario. La piazza è come una bellissima signora che prima aveva un vestito vecchio e rattoppato, ma rifulgeva comunque e ora ha un vestito più prezioso, nuovo ma non proprio bello, e non tanto adatto alla sua figura. Un vestito nuovo, ma già un po’ malandato, perché le pietre di arenaria del lastricato, (sembra importate dalla Cina), erano difettose già al momento della posa, e non sono certo migliorate nel frattempo.

   Piazza Unità. Foto di Neva Gasparo.
 

Piazza Vittorio Veneto

Una piazza regolare fra dignitosi palazzoni, con al centro una bella fontana, ma coperta da aiuole miserelle regno puzzolente dei piccioni è stata rinnovata con un risultato che a molti Triestini non piace. Cito parte di un articolo che scrissi sul Piccolo di Trieste:

Prima di tutto bisogna considerare che il giudizio estetico, soprattutto in persone non molto esperte in materia, è condizionato da un diffuso atteggiamento culturale: ciò che è vecchio è familiare, quindi è bello e buono; ciò che è nuovo è estraneo, quindi pericoloso, cattivo, brutto. È noto il paradosso della torre Eiffel: quando fu costruita sollevò una feroce opposizione (quell’orribile traliccio!); oggi è il simbolo di Parigi, amatissimo da chi vi abita e ammiratissimo dai turisti. La torre non è cambiata nel secolo e oltre di vita; è cambiato il modo di vederla della gente, secondo un processo mentale di acquisizione: con il tempo ciò che prima sconcertava diviene familiare ed è acquisito come positivo (se non è troppo brutto) nell’immaginario collettivo. ….

Ma vediamo la cosa nei suoi elementi. Prima nella piazza la bella fontana, oggi ancor più bella dopo la ripulitura, era circondata da brutte e sporche aiole frequentate soprattutto dai piccioni e da automobili che (….) non posso dire che vivacizzassero il luogo. Oggi un lastricato di disegno non eccelso, ma dignitoso, consente di percorrere l’intero spazio e mette la fontana più in evidenza (la bellissima piazza Unità non è forse interamente lastricata?) A far da cornice alla fontana due lunghe vasche. Per un vecchio trucco adottato in molti giardini, dall’arabo Generalife a Granada del XIII secolo alla villa Pisani a Stra del ‘700, alla villa Rothschild a Cap Ferrat del 1905, le vasche lunghe esaltano l’effetto prospettico. Qui le due semplici vasche aumentano il senso di profondità della piazza. Un lettore dice che si riempiranno di sporcizia. Certo, se non saranno pulite, ma allora non si dovrebbero costruire fontane? (diverso è il caso della cornicetta d’acqua che cerca inutilmente di esaltare la bruttina fontana del Mazzoleni, erroneamente collocata dall’arch. Huet sull’asse mediano di piazza unità: in questo caso, essendo le sponde a livello del piano di calpestio, la pulitura di tale vaschetta è un’impresa sovrumana e meglio sarebbe coprirla)(ed infatti è stata poi coperta, n.d.r)…

Certo, qualche miglioramento si potrebbe fare: visto che le piante rampicanti nei vasoni rossi non rampicano, basterebbe cambiarle con altre di più veloce e sicura crescita, mentre le lunghe vasche centrali assomiglierebbero meno a degli abbeveratoi se gli schizzi d’acqua fossero molto più inclinati verso l’alto (in caso di bora, si potrebbero chiudere).

   

Piazza Vittorio Veneto con le lunghe vasche e i rampicanti che non vogliono rampicare.

Piazza Goldoni

Piazza Goldoni è una non piazza: un quadrilatero irregolare circondato da edifici nella maggior parte dignitosi, ma accatastati in modo eterogeneo, fra i quali spicca per bruttezza l’incongruo grattacielino su via Nota. Elementi forti della piazza, ma insufficienti a darle unità e generale equilibrio, sono la bella vista sulla scala dei Giganti, che però è defilata, e i portici di Ponte della Fabra. Se per piazza si intende un luogo bello e ben proporzionato una pausa all’interno del tessuto urbano in cui i pedoni possano sostare, piazza Goldoni non lo era.

Ben fece l’Amministrazione comunale a indire un concorso per sistemarla, concorso a cui parteciparono numerosi studi di architettura. Gli elaborati del concorso furono esposti nella sala di Palazzo Costanzi nel novembre del 2002 e del vincitore, scelto da una qualificata giuria, il Sindaco Di Piazza, assieme agli assessori Menia e Rossi scrisse nel catalogo:

 ….Gruppo di progettazione che ha ben interpretato la “caotica vitalità della piazza”, intendendo, con lo spirito del progetto “governare questa molteplicità d’utilizzo e di geometria… riconnettendola al contesto più ampio del tessuto urbano storico”, e creando, con l’obelisco luminoso che idealizza la “fiacccola dela memoria” un punto di collegamento e di apertura dalla piazza al mare…

L’assessore Rossi però si ricredette nel 2005 a lavori avanzati e il Sindaco Di Piazza gli diede man forte dicendo che era tutta colpa dell’Amministrazione precedente.

In realtà il progetto realizzato ha una sua logica anche se, come vedremo, non è molto riuscito nei particolari. Non potendo rendere pedonale tutta la piazza (le difficoltà e i costi di far passare il traffico in sotterraneo sarebbero impensabili) i progettisti hanno correttamente scelto di separare dalla parte destinata ai veicoli un lato della piazza, costruendovi una specie di chiostro che separa i pedoni dal caos del traffico. Per fare questo hanno costruito un portale con una cascata d’acqua che fa da amena barriera e su in altro lato un muro. Dietro al muro, lungo il percorso veicolare hanno messo dei cassonetti interrati sicuramente più belli e meno impattanti dei disordinati cassonetti Acegas.

Il fatto che a molti cittadini non piaccia una tale sistemazione deriva almeno in parte da un processo mentale che fa diffidare dal nuovo e preferire ciò che è familiare, anche se più brutto, però un maggior controllo dei particolari e un po’ più di accondiscendenza verso il gusto comune che non ama le forme rigide e preferisce il verde, avrebbe aiutato.

In particolare, al posto del muro sarebbe stato meglio mettere un piccolo terrapieno con del verde, che sarebbe stato una più amena barriera al rumore; i cassonetti potevano essere dipinti a vivaci colori anche per differenziarli secondo i tipi di rifiuti; nel portale i fili d’acqua sono troppo sottili e si vedono poco e non si capisce perché l’elemento verso il lato nord sia chiuso da un muretto da cui spunta un brutto e inutile rubinetto. Il monumento, poi, assomigliante a un portadischi, non è bello ed è anche mal illuminato: meglio sarebbe stato costruire una colonna traslucida che di notte apparisse molto luminosa.

  

La piazza pedonale realizzata all'interno della "non piazza" Goldoni. I 6 cassonetti non utilizzati.

 Piazza S. Giacomo

I lavori per la costruzione del parcheggio sotto piazza S. Giacomo, iniziati con vivaci proteste da parte di alcuni abitanti del rione sono alfine quasi terminati dandoci una piazza un po’ più vivibile, anche se non particolarmente bella. Il progetto appare un po’ caotico, con delle aiuole messe lì a contentare l’occhio dei frequentatori e un gabbiotto dell’entrata al parcheggio vetrato per farlo apparire meno ingombrante, ma di cui si sarebbe volentieri fatto a meno. Sarebbe bastato un accesso senza barriere architettoniche lungo via dell’Istria, e in effetti un tale accesso c’è. Sulla piazza sarebbe allora bastata una scala per scendere al primo piano sotterraneo.

  

Piazza S. Giacomo e l'ingombrante bussolotto di accesso al parcheggio.
 
 
Piazza Puecher

Una graziosa, ma malandata  piazzetta è stata lodevolmente ristrutturata e in questo caso nessuno ha protestato contro la sistemazione. Vuol dire che è bella? No. Vuol dire che la sistemazione “in stile” segue i gusti rétro dell’abitante medio della città di Nosepol.

Il buffo pan di zucchero in bruto cemento è stato lasciato, come è giusto. Al suo posto, come mi disse un anziano, c’era una volta un pozzo. Scavando la galleria antiaerea che si apre  in via d’Annunzio intercettarono la cisterna che stava sotto al pozzo e decisero allora di trasformare quel pozzo in un camino d’aereazione munendolo di quella conica protezione antiaerea.

La piazza appare ora un coacervo di cose più o meno “in stile” fra cui spicca una fontana di forme settecentesche in graniglia di cemento. Il risultato è funzionale (c’è anche un grande gioco degli scacchi e giochi per bambini), e grazie anche a un po' di verde, passabilmente ameno, ma non credo che sarà citata nei libri di storia dell’architettura.  

   

Piazza Puecher: l'improbabile e incongrua fontana cementizia in stile '700 e il buffo ma caratteristico pan di zucchero: nel pavimento sono stati simpaticamente inseriti dei giochi.

A TRIESTE L’ARCHITETTURA MODERNA NO SE POL
 arch. Roberto Barocchi
 

Non solo a Londra, Parigi, Berlino si costruiscono molti edifici nuovi di grande valore architettonico, ma un po’ dappertutto nel mondo. A Trieste  no se pol.

Nel 2002 fu fatto un concorso per la sistemazione delle Rive di Trieste vinto da prestigiosi studi professionali, ma non se ne è fatto nulla.

Piazza Unità, una delle più belle del mondo, è stata sistemata con un progetto che non è dei migliori.

Piazza Goldoni e piazza Vittorio Veneto sono state sistemate con progetti che non piacciono a molti triestini, anche se non sono poi così brutti. In compenso le insignificanti sistemazioni di piazza Puecher e piazza S. Giacomo non hanno prodotto critiche.

LE QUATTRO GRAZIE

Quanto agli edifici recenti, bisogna cercare con il lanternino quelli di una certa qualità.

Il più autorevole, a modo suo, sembra essere la piscina di Paperopoli, al secolo nuova piscina Bianchi, costruita in uno stile iperneobarocco, assomigliante a tendone da circo (tant’è che giustamente l’artista che ha realizzato l’opera d’arte, pari al 2% del costo dell’edificio come prescrive la legge, ha fatto un ippopotamo che cerca disperatamente di stare in bilico su un grande pallone, come in uno spettacolo circense).

Vicino a cotanta piscina altre opere vorrebbero essere notevoli, ma non sembra che ci riescano. Il paese dei balocchi, sede di una società di assicurazioni, è stato progettato in stile postmoderno tanto da assomigliare a quei giochi di costruzione in legno con cilindri a far da colonne, triangoli a mo’ di timpani, eccetera. Questo grande complesso sembra però meno brutto da quando è stato costruito a lato il grande sgorbio nero, al secolo palazzo della Marineria, tagliato con l’accetta in nere lastre di vetro.

Chiude la serie delle grazie architettoniche dalle parti di Passeggio S. Andrea il palazzo coi moccoli in via Locchi, sede della Friulia. Sulla sua facciata iperpostmoderna decorata con statue artisticamente decapitate e private delle braccia, due lame di marmo appese sembrano moccio che esca da un naso.

Il paese dei balocchi. il grande sgorbio nero, la piscina di Paperopoli.  Fra il paese dei balocchi e il grande sgorbio nero si vede la simpatica opera d'arte annessa alla piscina rappresentante un ippopotamo in bilico su una grande palla.

 
La quarta grazia con i due moccoli ai lati dell'entrata e, in alto, le statue artisticamente decapitate.

I TRE GIGANTI A GUARDIA DI TRIESTE

Tre grandi edifici di architettura contemporanea stanno a guardia di Trieste. Il sacro brufolo, al secolo tempio mariano di monte Grisa, costruito per fare pubblicità alla Madonna, scopo in cui è riuscito in pieno, ma rovinando l’unità dello splendido ciglione carsico: il falansterio, al secolo complesso di Rozzol Melara,  che non sarebbe neanche brutto se non sembrasse progettato a una scala sbagliata, nel quale tuttavia si vive non così male come pensano i triestini che non ci abitano, spaventati da una così severa mole; infine l’ospedale di Cattinara, che soddisfa pienamente l’esigenza di essere subito identificabile in caso di bisogno, ma che appare come un pesante catalogo di stilemi.

Il santuario di monte Grisa rompe la continuità del ciglione carsico, splendida cornice del Golfo di Trieste, apparendo come una nota stonata in una bella sinfonia.

Ma fra le opere edilizie di questi ultimissimi anni c’è qualcosa di notevole?

Opere interessanti ma non recenti sono l’ex fabbrica Sadok di Romano Boico in viale Ippodromo, ora in rovina e il supermercato Pam dello studio Celli – Tognon in viale Campi Elisi, architettura brutalista ma espressiva e rigorosa. Come architettura recente si può citare l’algida villa sotto il faro dell’architetto austriaco Peter Lorenz.

      

L'ex fabbrica Sadok in viale Ippodromo, il supermercato PAM  e la villa dell'arch. Lorenz

Sembra che la quintessenza dell’architettura contemporanea triestina sia formata da edifici quale l’autosilo in cemento armato costruito all’inizio di via S. Francesco al posto del cinema Fenice e travestito da improbabile palazzo eclettico di fine ‘800. Neanche le fasce marcapiano del secondo piano appiccicate sulla struttura cementizia combaciano con il posticcio bugnato d’angolo.

      

Il garage cementizio travestito da palazzo eclettico. nella seconda foto si nota il marcapiano  del secondo piano in conflitto con il finto bugnato d'angolo.

 



 

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