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1Comunicato degli ambientalisti: beni culturali e paesaggio allo sbando a Trieste

2 Cinque nuove ville in via Picard

3 Cemento in costiera

1 Beni culturali e paesaggio allo sbando a Trieste

Italia Nostra – WWF – Legambiente – Greenaction Transnational – Comitato salvaguardia Golfo di Trieste – Il Capofonte – Camminacittà – Comitato Trieste vivibile

Beni culturali e paesaggio allo sbando a Trieste (e non solo). Gli ambientalisti: “Ultimo baluardo, le Soprintendenze meglio organizzate, più autorevoli e più autonome”

(sintesi della conferenza stampa dell’8 aprile 2009) 

Il lassismo, nella tutela dei beni culturali e del paesaggio, produce disastri. Spesso irrimediabili.
Con questa constatazione si è aperta la conferenza stampa indetta oggi a Trieste da tutti i principali gruppi ambientalisti locali (Italia Nostra, WWF, Legambiente, Greenaction Trasnational, Comitato salvaguardia golfo di Trieste, Il Capofonte, Camminacittà e Comitato Trieste vivibile), che sull’argomento hanno redatto un dossier, sottoscritto anche dai presidenti nazionali di WWF e Italia Nostra e da personalità quali Margherita Hack, Paolo Rumiz e Livio Poldini, dossier poi inviato ai massimi vertici del Ministero dei beni culturali ed alle competenti Commissioni parlamentari, nonché alla Giunta regionale Friuli Venezia Giulia ed ai sindaci di Trieste, Muggia e Duino-Aurisina.

Il dossier riassume alcuni esempi emblematici di cattiva gestione, nel tempo, di beni storici, monumentali e paesaggistici. Ecco quindi il monastero quattrocentesco di S. Cipriano, che sta per essere trasformato in un condominio di lusso, mentre palazzo Carciotti (il più bell’edificio neoclassico della città) sta per subire un pesante intervento che lo trasformerà in centro congressi.
Ancora: l’ottocentesca piazza Libertà è minacciata da un progetto comunale di “riqualificazione” che la stravolgerebbe. Per non parlare dell’inaccettabile nuovo ponte sul canal Grande e degli edifici e luoghi di pregio architettonico e storico abbandonati a trasformazioni inaccettabili, mentre anche il paesaggio stupendo della costiera triestina è continuamente eroso da villettizzazioni e nuove edificazioni, grandi e piccole, previste nei piani regolatori comunali.

“E’ chiaro
– hanno sottolineato gli ambientalisti – che in questo modo i caratteri distintivi e peculiari della città di Trieste e del suo territorio, caratterizzati da un’impronta tipicamente asburgica nel centro storico cittadino e da un’elevatissima biodiversità ecologica nel paesaggio carsico e costiero, rischiano di andare perduti per sempre, sotto i colpi dell’incultura e di un economicismo miope ed arrogante.”
I tentativi di porre un freno alle manomissioni ed ai progetti più devastanti sono spesso bloccati o annullati da pressioni ed interventi “dall’alto”. Così è accaduto ad esempio per la mega-speculazione edilizia nella baia di Sistiana, dove l’annullamento delle autorizzazioni paesaggistiche comunali, disposto dal Soprintendente, è stato revocato in seguito a pressioni politiche locali e romane.
Analogamente, il parere negativo sul rigassificatore di Trieste-Zaule, più volte reiterato dalla Soprintendenza del Friuli Venezia Giulia, è stato modificato in positivo dopo l’intervento della Direzione generale del Ministero.

“Tutto ciò
- hanno aggiunto gli ambientalisti - accade sia perché la gestione del territorio da parte dei Comuni è troppo spesso succube degli interessi della speculazione immobiliare, sia perché la Regione (a un quarto di secolo dalla legge “Galasso”) non è stata capace di dotarsi di un piano paesaggistico, né di gestire seriamente le importanti competenze in materia di autorizzazioni, delegate dallo Stato.”
D’altra parte, neppure gli organi centrali del Ministero dei beni e delle attività culturali – come dimostrano gli episodi citati della baia di Sistiana e del rigassificatore – si sono dimostrati immuni da cedimenti agli interessi economici ed alle pressioni politiche.
Gli organi periferici del ministero (Soprintendenza e Direzione regionale dei beni culturali del Friuli Venezia Giulia), dal canto loro, pur riuscendo talvolta a svolgere un’efficace azione di valorizzazione - per esempio nel caso della Centrale idrodinamica e del Polo museale del Porto Vecchio – e di tutela di alcuni edifici storici (come villa Ada o la villa di via Artemidoro) vivono da molti anni una situazione di grave difficoltà, legata all’estrema scarsità di personale e di strutture, unitamente ad una precarietà dei vertici assolutamente insostenibile: cinque Soprintendenti diversi in cinque anni, quasi sempre assegnati contemporaneamente a più sedi lontane tra loro, mentre attualmente l’incarico è retto (e non è la prima volta) da un sostituto. Una situazione di progressivo degrado e svilimento delle Soprintendenze, peraltro ormai generalizzata in tutta Italia, che testimonia in quale considerazione la classe politica – senza sostanziali differenze tra gli schieramenti – tenga gli organi preposti a tutelare il più grande patrimonio culturale del mondo: lo dimostrano anche i drastici tagli decisi di recente dal Governo ai fondi delle Soprintendenze per restauri, indagini archeologiche e altri interventi di tutela e valorizzazione.
Urge pertanto una decisa inversione di rotta, dotando le Soprintendenze di personale e mezzi adeguati ai compiti, salvaguardandone l’autonomia e l’autorevolezza, rendendo così effettivo il primato della tutela dei beni culturali e del paesaggio rispetto agli interessi economici, come sancito dalla Costituzione e da numerose sentenze della Consulta.

Esattamente l’opposto, quindi
- hanno concluso gli ambientalisti - di quanto si vorrebbe fare per esempio con il “Piano casa”(nazionale e regionale) e con i continui tentativi di distruggere, in nome della semplificazione amministrativa o del federalismo, quel che resta delle norme e delle strutture di tutela dei beni culturali e del paesaggio in Italia. Perché l’azione di tutela, in questo campo e di fronte alle minacce incombenti, o è rigorosa e autonoma, o non esiste.”

 

2 Cinque nuove ville in via Picard

WWF Sezione di Trieste                           Italia Nostra Sezione di Trieste

                          Trieste, 16 dicembre 2008

Cinque nuove ville fronte mare previste in via Picard. WWF e Italia Nostra: “L’ennesimo assalto alla costiera dimostra la perfetta continuità tra Illy e Dipiazza”.

                     Cinque nuove ville a ridosso del bagnasciuga in via Picard (a pochi passi dall’edificio storico dei Filtri di Aurisina). Le prevede il piano particolareggiato presentato da alcuni privati e adottato dal Consiglio comunale di Trieste il 9 ottobre scorso, con 17 voti favorevoli, 8 contrari e 11 astenuti.
        Il piano è stato poi esposto al pubblico per le osservazioni: WWF e Italia Nostra le hanno presentate, concludendo con un giudizio estremamente negativo.
          Si tratta infatti di edifici per una volumetria complessiva di 1.507 metri cubi, il cui aspetto – stando agli elaborati depositati – sarebbe assai scadente sotto il profilo architettonico. Il sito è attualmente occupato da un vigneto, che si sviluppa su alcuni pastini per una superficie complessiva di circa 3.000 metri quadrati. Il progetto prevede inoltre la trasformazione di un sentiero pedonale, che oggi congiunge la via Picard con la spiaggia sottostante, in una strada privata al servizio delle nuove ville. “E’ evidente – commentano WWF e Italia Nostra – che ciò equivarrebbe a privatizzare di fatto uno dei pochi accessi alla spiaggia, la quale pure in base alla legge dovrebbe essere di uso pubblico e agibile a tutti.” 
          Anche l’impatto del nuovo complesso sulla viabilità appare negativo. La via Picard è strettissima e priva di marciapiedi, in forte pendenza e in estate diventa uno stretto budello lungo il quale si accalcano auto e motorini, in sosta quanto meno precaria. Il carico aggiuntivo legato al nuovo insediamento abitativo non potrà che peggiorare la situazione, specie se si considera che anche l’esercizio pubblico adiacente i Filtri è stato di recente ampliato. “Sorprende quindi – aggiungono WWF e Italia Nostra – il parere favorevole del Servizio comunale Mobilità e Traffico.”
          A parte ciò, gli ambientalisti stigmatizzano soprattutto la saturazione cementizia – con il conseguente degrado paesaggistico pressoché definitivo - dell’area adiacente l’edificio storico del Filtri. L’intera fascia costiera triestina è infatti soggetta da molti decenni a vincolo paesaggistico, ma ciò non ha impedito che i piani regolatori comunali continuassero a prevedervi più o meno massicci interventi edificatori.
          “Non stupisce più di tanto – aggiungono WWF e Italia Nostra – che un simile intervento possa aver ottenuto il parere favorevole della Commissione Edilizia Integrata comunale, preposta (almeno in teoria) alla tutela del paesaggio. Basta ricordare che la maggioranza di tale Commissione è composta dai rappresentanti di categorie professionali – architetti, ingegneri, geometri, ecc. – legate strettamente al mondo dell’edilizia e della speculazione immobiliare.”

          
Le due associazioni ambientaliste ricordano quindi che il piano di via Picard si aggiunge ad un lungo elenco di operazioni analoghe, come le “colate di ville” previste dai piani particolareggiati di via Cedassammare, salita Contovello, “Le Palme” a S. Croce (solo per ricordare i principali). Tutti interventi che trovano la loro origine nel piano regolatore generale del 1997. “Uno strumento urbanistico – concludono gli ambientalisti – totalmente incurante nei confronti della tutela dell’ambiente naturale e del paesaggio. Un piano fortemente voluto dall’allora sindaco Illy e dalla sua maggioranza, che però il sindaco Dipiazza e la nuova maggioranza del Consiglio comunale – dal 2001 ad oggi ! - non hanno né saputo né voluto cambiare. Lo dimostra la vergognosa vicenda delle direttive per una variante generale al piano, votate nel luglio 2007 e del tutto prive di contenuti efficaci per la tutela delle aree costiere. Non è certo un caso che quelle direttive siano state pesantemente condizionate dalle pressioni esplicite e arroganti del mondo dell’edilizia e delle professioni ad essa legate. Oltre tutto, in merito all’iter della variante che quelle direttive dovevano produrre, nulla di nulla è dato sapere.”

 

3 Cemento in costiera
(foto nella colonna Le cose brutte dell'home page)

Lo scempio di salita Cedassammare

WWF Trieste

Spicca, tra i tanti interventi che deturpano la costiera triestina, quello realizzato dalle “Costruzioni Meranesi” in salita Cedassammare, poco dopo la frazione di Barcola. Per l’ubicazione, infatti, questo complesso di ville (di super lusso) si staglia con grande evidenza nel panorama della costa: chi accede a Trieste percorrendo la statale 14 ne può “ammirare” l’effetto ancor prima del bivio di Miramare.
Alle due ville realizzate agli inizi del nuovo secolo, se ne stanno per aggiungere altre cinque, portando a compimento uno squarcio devastante nel paesaggio costiero – fino ad allora caratterizzato da una coltre arborea d’alto fusto sostanzialmente compatta da Sistiana a Trieste – e interrompendo altresì la fondamentale unità del “corridoio ecologico” che questo continuum vegetale rappresenta(va). Si tratta di uno dei nefasti effetti prodotti dal piano regolatore vigente a Trieste, quello fortemente voluto dall’allora sindaco Illy “per rilanciare il comparto edilizio” e approvato nel 1997.
Un piano che, va ricordato, prevede lungo la fascia costiera quattordici (!) zone di espansione residenziale (le cosiddette zone omogenee “C2”), cioè complessi di ville, tra i quali appunto quella di salita Cedassammare. Alle zone C2 vanno poi aggiunte svariate zone “BT” residenziali turistiche, alcune zone “G” turistiche (ad esempio quella che coincide con l’hotel “Riviera” di Grignano, del quale è  previsto il raddoppio), e altre urbanizzazioni come il raddoppio della SISSA al bivio di Miramare, per fortuna scongiurato – almeno per il momento – essendo stata scelta l’alternativa della ristrutturazione dell’ex ospedale “Santorio”. Un complesso di interventi che dimostrano come nella stesura del piano regolatore nessuna attenzione sia stata riservata alle esigenze di tutela del paesaggio e della natura.
Le ville di salita Cedassammare sono firmate dagli arch. Casciano, Ceschia e Mentil. E’ bene tenere a mente i nomi dei progettisti, perché c’è sempre chi cerca di difendere interventi del genere, magnificando la “qualità architettonica” dell’edilizia proposta: ahimè, non c’è qualità dell’architettura che possa salvare un’operazione speculativa ed un errore/orrore urbanistico!
WWF e Italia Nostra, nell’assordante silenzio degli “addetti ai lavori” e del mondo della cultura (che per cose di questo genere a Trieste non si mobilita mai), hanno cercato di contrastare lo scempio, cominciando con il depositare osservazioni sul piano particolareggiato che sottolineavano il pesantissimo impatto paesaggistico e naturalistico delle opere previste. Oltre alle ville, infatti, il piano prevede la costruzione di parcheggi interrati e fuori terra, una strada interna (con gli inevitabili muri di sostegno), la posa di condutture acqua, luce, gas, fognature, ecc.
Tra le “perle” evidenziate, la cosiddetta “relazione ambientale” allegata al piano, che riproduce letteralmente gran parte di quella allegata all'analogo – e altrettanto devastante - piano particolareggiato (firmato dagli ingg. Cervesi e Ovadia) del “Consorzio Urbanistico Belvedere” per la zona di salita Contovello. Una relazione oltre tutto, osservano WWF e Italia Nostra, assolutamente inconsistente (due pagine in tutto, di sconcertante superficialità). L'analisi ambientale dell'intervento si risolve infatti nell'affermazione secondo cui “il tutto verrà avvolto nel verde”, senza che vi sia la benché minima descrizione del contesto naturalistico e paesaggistico.   
Si aggiunga che l’intervento veniva proposto scavalcando con sotterfugi i passaggi e le procedure – VIA, valutazione di incidenza, VAS – pur previste dalla normativa e che avrebbero potuto metterne in discussione la fattibilità. Si aggiunga ancora sul piano delle Costruzioni Meranesi favorevoli (!) erano stati i pareri della Commissione edilizia integrata comunale (il che non sorprende, visto che questo organismo è controllato dai rappresentati delle categorie che vivono di edilizia, architetti, ingegneri, geometri, ecc.) e dell’ufficio regionale preposto alla tutela del paesaggio… Tanto per capire a quali mani è affidata la tutela del patrimonio paesaggistico.
Un certo ascolto, le obiezioni degli ambientalisti sembravano aver ottenuto in Consiglio comunale, dove non mancavano le voci critiche sull’iniziativa delle “Costruzioni Meranesi”. Dopo varie riunioni della competente Commissione consiliare ed un sopralluogo sul posto, però, terrorizzati dalla minaccia di una possibile azione legale da parte dei committenti, il Consiglio approvava il piano. Né avevano ascolto le reiterate – da anni – richieste degli ambientalisti per una revisione generale del piano regolatore, che eliminasse le previsioni delle zone C2, BT, ecc.  salvando quello che ancora si può salvare della costiera. Il mondo dell’edilizia e delle professioni legate a questa (ordini degli architetti e degli ingegneri in testa), si mobilitava in forze e riusciva ad impedire che una delibera di direttive per la variante al piano regolatore votata nel luglio 2007, contenesse serie norme di salvaguardia e indicazioni per la tutela delle aree di pregio ambientale e paesaggistico. Si può quindi ben concludere che gli scempi edilizi attuati e prossimi venturi sul territorio triestino sono frutto della responsabilità congiunta delle amministrazioni Illy e Dipiazza, prone agli interessi della speculazione immobiliare ed edilizia.


 

 

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CONTRIBUTI

2

 potete inviare scritti sulla  nostra città scrivendo a scrivi@triestebella.it

1 CINQUE NUOVE VILLE IN VIA PICARD

2 CEMENTO IN COSTIERA

 

CINQUE NUOVE VILLE IN VIA PICARD

WWF Sezione di Trieste                           Italia Nostra Sezione di Trieste

                          Trieste, 16 dicembre 2008

Cinque nuove ville fronte mare previste in via Picard. WWF e Italia Nostra: “L’ennesimo assalto alla costiera dimostra la perfetta continuità tra Illy e Dipiazza”.

                     Cinque nuove ville a ridosso del bagnasciuga in via Picard (a pochi passi dall’edificio storico dei Filtri di Aurisina). Le prevede il piano particolareggiato presentato da alcuni privati e adottato dal Consiglio comunale di Trieste il 9 ottobre scorso, con 17 voti favorevoli, 8 contrari e 11 astenuti.
        Il piano è stato poi esposto al pubblico per le osservazioni: WWF e Italia Nostra le hanno presentate, concludendo con un giudizio estremamente negativo.
          Si tratta infatti di edifici per una volumetria complessiva di 1.507 metri cubi, il cui aspetto – stando agli elaborati depositati – sarebbe assai scadente sotto il profilo architettonico. Il sito è attualmente occupato da un vigneto, che si sviluppa su alcuni pastini per una superficie complessiva di circa 3.000 metri quadrati. Il progetto prevede inoltre la trasformazione di un sentiero pedonale, che oggi congiunge la via Picard con la spiaggia sottostante, in una strada privata al servizio delle nuove ville. “E’ evidente – commentano WWF e Italia Nostra – che ciò equivarrebbe a privatizzare di fatto uno dei pochi accessi alla spiaggia, la quale pure in base alla legge dovrebbe essere di uso pubblico e agibile a tutti.” 
          Anche l’impatto del nuovo complesso sulla viabilità appare negativo. La via Picard è strettissima e priva di marciapiedi, in forte pendenza e in estate diventa uno stretto budello lungo il quale si accalcano auto e motorini, in sosta quanto meno precaria. Il carico aggiuntivo legato al nuovo insediamento abitativo non potrà che peggiorare la situazione, specie se si considera che anche l’esercizio pubblico adiacente i Filtri è stato di recente ampliato. “Sorprende quindi – aggiungono WWF e Italia Nostra – il parere favorevole del Servizio comunale Mobilità e Traffico.”
          A parte ciò, gli ambientalisti stigmatizzano soprattutto la saturazione cementizia – con il conseguente degrado paesaggistico pressoché definitivo - dell’area adiacente l’edificio storico del Filtri. L’intera fascia costiera triestina è infatti soggetta da molti decenni a vincolo paesaggistico, ma ciò non ha impedito che i piani regolatori comunali continuassero a prevedervi più o meno massicci interventi edificatori.
          “Non stupisce più di tanto – aggiungono WWF e Italia Nostra – che un simile intervento possa aver ottenuto il parere favorevole della Commissione Edilizia Integrata comunale, preposta (almeno in teoria) alla tutela del paesaggio. Basta ricordare che la maggioranza di tale Commissione è composta dai rappresentanti di categorie professionali – architetti, ingegneri, geometri, ecc. – legate strettamente al mondo dell’edilizia e della speculazione immobiliare.”

          
Le due associazioni ambientaliste ricordano quindi che il piano di via Picard si aggiunge ad un lungo elenco di operazioni analoghe, come le “colate di ville” previste dai piani particolareggiati di via Cedassammare, salita Contovello, “Le Palme” a S. Croce (solo per ricordare i principali). Tutti interventi che trovano la loro origine nel piano regolatore generale del 1997. “Uno strumento urbanistico – concludono gli ambientalisti – totalmente incurante nei confronti della tutela dell’ambiente naturale e del paesaggio. Un piano fortemente voluto dall’allora sindaco Illy e dalla sua maggioranza, che però il sindaco Dipiazza e la nuova maggioranza del Consiglio comunale – dal 2001 ad oggi ! - non hanno né saputo né voluto cambiare. Lo dimostra la vergognosa vicenda delle direttive per una variante generale al piano, votate nel luglio 2007 e del tutto prive di contenuti efficaci per la tutela delle aree costiere. Non è certo un caso che quelle direttive siano state pesantemente condizionate dalle pressioni esplicite e arroganti del mondo dell’edilizia e delle professioni ad essa legate. Oltre tutto, in merito all’iter della variante che quelle direttive dovevano produrre, nulla di nulla è dato sapere.”

 

CEMENTO IN COSTIERA

Lo scempio di salita Cedassammare

WWF Trieste

Spicca, tra i tanti interventi che deturpano la costiera triestina, quello realizzato dalle “Costruzioni Meranesi” in salita Cedassammare, poco dopo la frazione di Barcola. Per l’ubicazione, infatti, questo complesso di ville (di super lusso) si staglia con grande evidenza nel panorama della costa: chi accede a Trieste percorrendo la statale 14 ne può “ammirare” l’effetto ancor prima del bivio di Miramare.

Alle due ville realizzate agli inizi del nuovo secolo, se ne stanno per aggiungere altre cinque, portando a compimento uno squarcio devastante nel paesaggio costiero – fino ad allora caratterizzato da una coltre arborea d’alto fusto sostanzialmente compatta da Sistiana a Trieste – e interrompendo altresì la fondamentale unità del “corridoio ecologico” che questo continuum vegetale rappresenta(va). Si tratta di uno dei nefasti effetti prodotti dal piano regolatore vigente a Trieste, quello fortemente voluto dall’allora sindaco Illy “per rilanciare il comparto edilizio” e approvato nel 1997. Un piano che, va ricordato, prevede lungo la fascia costiera quattordici (!) zone di espansione residenziale (le cosiddette zone omogenee “C2”), cioè complessi di ville, tra i quali appunto quella di salita Cedassammare.

Alle zone C2 vanno poi aggiunte svariate zone “BT” residenziali turistiche, alcune zone “G” turistiche (ad esempio quella che coincide con l’hotel “Riviera” di Grignano, del quale è  previsto il raddoppio), e altre urbanizzazioni come il raddoppio della SISSA al bivio di Miramare, per fortuna scongiurato – almeno per il momento – essendo stata scelta l’alternativa della ristrutturazione dell’ex ospedale “Santorio”. Un complesso di interventi che dimostrano come nella stesura del piano regolatore nessuna attenzione sia stata riservata alle esigenze di tutela del paesaggio e della natura.

Le ville di salita Cedassammare sono firmate dagli arch. Casciano, Ceschia e Mentil. E’ bene tenere a mente i nomi dei progettisti, perché c’è sempre chi cerca di difendere interventi del genere, magnificando la “qualità architettonica” dell’edilizia proposta: ahimè, non c’è qualità dell’architettura che possa salvare un’operazione speculativa ed un errore/orrore urbanistico!

WWF e Italia Nostra, nell’assordante silenzio degli “addetti ai lavori” e del mondo della cultura (che per cose di questo genere a Trieste non si mobilita mai), hanno cercato di contrastare lo scempio, cominciando con il depositare osservazioni sul piano particolareggiato che sottolineavano il pesantissimo impatto paesaggistico e naturalistico delle opere previste. Oltre alle ville, infatti, il piano prevede la costruzione di parcheggi interrati e fuori terra, una strada interna (con gli inevitabili muri di sostegno), la posa di condutture acqua, luce, gas, fognature, ecc.

Tra le “perle” evidenziate, la cosiddetta “relazione ambientale” allegata al piano, che riproduce letteralmente gran parte di quella allegata all'analogo – e altrettanto devastante - piano particolareggiato (firmato dagli ingg. Cervesi e Ovadia) del “Consorzio Urbanistico Belvedere” per la zona di salita Contovello. Una relazione oltre tutto, osservano WWF e Italia Nostra, assolutamente inconsistente (due pagine in tutto, di sconcertante superficialità). L'analisi ambientale dell'intervento si risolve infatti nell'affermazione secondo cui “il tutto verrà avvolto nel verde”, senza che vi sia la benché minima descrizione del contesto naturalistico e paesaggistico.  Si aggiunga che l’intervento veniva proposto scavalcando con sotterfugi i passaggi e le procedure – VIA, valutazione di incidenza, VAS – pur previste dalla normativa e che avrebbero potuto metterne in discussione la fattibilità. Si aggiunga ancora sul piano delle Costruzioni Meranesi favorevoli (!) erano stati i pareri della Commissione edilizia integrata comunale (il che non sorprende, visto che questo organismo è controllato dai rappresentati delle categorie che vivono di edilizia, architetti, ingegneri, geometri, ecc.) e dell’ufficio regionale preposto alla tutela del paesaggio… Tanto per capire a quali mani è affidata la tutela del patrimonio paesaggistico.

Un certo ascolto, le obiezioni degli ambientalisti sembravano aver ottenuto in Consiglio comunale, dove non mancavano le voci critiche sull’iniziativa delle “Costruzioni Meranesi”. Dopo varie riunioni della competente Commissione consiliare ed un sopralluogo sul posto, però, terrorizzati dalla minaccia di una possibile azione legale da parte dei committenti, il Consiglio approvava il piano.

Né avevano ascolto le reiterate – da anni – richieste degli ambientalisti per una revisione generale del piano regolatore, che eliminasse le previsioni delle zone C2, BT, ecc.  salvando quello che ancora si può salvare della costiera. Il mondo dell’edilizia e delle professioni legate a questa (ordini degli architetti e degli ingegneri in testa), si mobilitava in forze e riusciva ad impedire che una delibera di direttive per la variante al piano regolatore votata nel luglio 2007, contenesse serie norme di salvaguardia e indicazioni per la tutela delle aree di pregio ambientale e paesaggistico. Si può quindi ben concludere che gli scempi edilizi attuati e prossimi venturi sul territorio triestino sono frutto della responsabilità congiunta delle amministrazioni Illy e Dipiazza, prone agli interessi della speculazione immobiliare ed edilizia.

 

 



 

 

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